Stranieri di antico regimedi Roberto Zaugg

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Mercanti, giudici e consoli nella Napoli del Settecento

Descrizione

Negli Stati contemporanei, ideologicamente fondati sui principi dell’uguaglianza e della sovranità popolare, la distinzione tra cittadino e straniero costituisce una frontiera carica di significati politici, di meccanismi di esclusione e di potenzialità conflittuali. E prima? Cos’era lo “straniero” negli Stati di antico regime, in cui mancava una legittimazione nazionale e l’uguaglianza di fronte alla legge non era lontanamente contemplata? Quali diritti avevano i migranti e con quali discriminazioni dovevano fare i conti?
Puntando lo sguardo sulla Napoli settecentesca – una metropoli mediterranea attraversata da una pluralità di flussi migratori e caratterizzata dalla presenza di numerose “nazioni” mercantili – questo libro cerca di fornire delle risposte a tali domande, mostrando cosa significasse essere straniero di fronte ad un doganiere del porto, agli occhi di un ufficiale di polizia, nella percezione del governo e, soprattutto, nelle aule di uno dei numerosi tribunali che si contendevano il controllo della città.
Lo studio evidenzia che, in un contesto pervaso da una miriade di privilegi particolari, gli stranieri – e in primis i mercanti stranieri – raramente rivendicavano l’uguaglianza dei diritti. Essi tendevano, al contrario, a ribadire la loro diversità giuridica e, con il sostegno dei consoli presenti in città, spesso riuscivano ad influenzare il funzionamento delle istituzioni partenopee. Più che una definizione univoca, codificata nel diritto, lo “straniero” era insomma una categoria costantemente negoziata tra le autorità napoletane, i rappresentanti degli Stati esteri e i migranti stessi.

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Negli Stati contemporanei, ideologicamente fondati sui principi dell’uguaglianza e della sovranità popolare, la distinzione tra cittadino e straniero costituisce una frontiera carica di significati politici, di meccanismi di esclusione e di potenzialità conflittuali. E prima? Cos’era lo “straniero” negli Stati di antico regime, in cui mancava una legittimazione nazionale e l’uguaglianza di fronte alla legge non era lontanamente contemplata? Quali diritti avevano i migranti e con quali discriminazioni dovevano fare i conti? Puntando lo sguardo sulla Napoli settecentesca – una metropoli mediterranea attraversata da una pluralità di flussi migratori e caratterizzata dalla presenza di numerose “nazioni” mercantili – questo libro cerca di fornire delle risposte a tali domande, mostrando cosa significasse essere straniero di fronte ad un doganiere del porto, agli occhi di un ufficiale di polizia, nella percezione del governo e, soprattutto, nelle aule di uno dei numerosi tribunali che si contendevano il controllo della città. Lo studio evidenzia che, in un contesto pervaso da una miriade di privilegi particolari, gli stranieri – e in primis i mercanti stranieri – raramente rivendicavano l’uguaglianza dei diritti. Essi tendevano, al contrario, a ribadire la loro diversità giuridica e, con il sostegno dei consoli presenti in città, spesso riuscivano ad influenzare il funzionamento delle istituzioni partenopee. Più che una definizione univoca, codificata nel diritto, lo “straniero” era insomma una categoria costantemente negoziata tra le autorità napoletane, i rappresentanti degli Stati esteri e i migranti stessi.

Informazioni aggiuntive

Autore: Roberto Zaugg EAN/ISB: 9788883346965
Editore: Viella Libreria Editrice Protezione: none | acs4 |
Formati disponibili: pdf Pagine versione cartacea: 337
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Roberto Zaugg
Roberto Zaugg insegna Storia moderna all’Università di Basilea. Ha tra i suoi principali interessi di ricerca la storia delle migrazioni, le reti mercantili, le pratiche diplomatiche e giudiziarie e la letteratura di viaggio.

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