Il fine della politicadi Salvatore Natoli

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Dalla «teologia del regno» al «governo della contingenza»

Descrizione

Il fine della politica è quello di governare gli affari umani o è un compito a termine, da svolgere in un tempo intermedio, nell’attesa del mondo a venire, quando giustizia e pace regneranno per sempre? Questa domanda – la matrice stessa della «teologia politica» – è divenuta possibile quando, nella storia è apparsa la categoria giudaica di «éschaton»: l’attesa di un «mondo a venire», il pieno realizzarsi di quanto, fin dall’inizio, era stato promesso.
A partire da qui, l’idea di éschaton ha segnato l’intera storia dell’Occidente e la sua filosofia politica: dal giudaismo, tramite il cristianesimo, è giunta al moderno e qui si è secolarizzata nella forma delle filosofie del progresso e delle apocalittiche rivoluzionare. Oggi l’éschaton pare giunto al tramonto: nell’odierno tempo senza fine, la storia non deve raggiungere più alcun culmine e non ci resta che governare la contingenza del mondo, portarsi all’altezza della sua improbabilità.
Natoli, in questo breve e denso libro, insegue nei segni della storia i mutamenti che questo concetto centrale ha avuto nei secoli. In origine un termine spaziale, denotante i limiti remoti, i luoghi lontani che si trovano oltre il confine identitario di un territorio, l’éschaton ha assunto nel cristianesimo il suo marcato significato temporale, divenendo il punto cui tendere, il ritorno messianico, il momento nel quale il Giudizio riunirà in una sola cosa giustizia e governo. Intanto, però, nella loro attesa sulla terra, gli uomini vivono una dilatata «epoca del frattanto». È in questo limbo temporale che il governo delle cose umane deve destreggiarsi, darsi un ordinamento, prepararsi al compimento della storia. Fino a quando, nella contemporaneità, l’éschaton perde progressivamente di significato, il tempo si dilata, infinito, e il fine della politica resta la politica stessa.

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Il fine della politica è quello di governare gli affari umani o è un compito a termine, da svolgere in un tempo intermedio, nell’attesa del mondo a venire, quando giustizia e pace regneranno per sempre? Questa domanda – la matrice stessa della «teologia politica» – è divenuta possibile quando, nella storia è apparsa la categoria giudaica di «éschaton»: l’attesa di un «mondo a venire», il pieno realizzarsi di quanto, fin dall’inizio, era stato promesso.
A partire da qui, l’idea di éschaton ha segnato l’intera storia dell’Occidente e la sua filosofia politica: dal giudaismo, tramite il cristianesimo, è giunta al moderno e qui si è secolarizzata nella forma delle filosofie del progresso e delle apocalittiche rivoluzionare. Oggi l’éschaton pare giunto al tramonto: nell’odierno tempo senza fine, la storia non deve raggiungere più alcun culmine e non ci resta che governare la contingenza del mondo, portarsi all’altezza della sua improbabilità.
Natoli, in questo breve e denso libro, insegue nei segni della storia i mutamenti che questo concetto centrale ha avuto nei secoli. In origine un termine spaziale, denotante i limiti remoti, i luoghi lontani che si trovano oltre il confine identitario di un territorio, l’éschaton ha assunto nel cristianesimo il suo marcato significato temporale, divenendo il punto cui tendere, il ritorno messianico, il momento nel quale il Giudizio riunirà in una sola cosa giustizia e governo. Intanto, però, nella loro attesa sulla terra, gli uomini vivono una dilatata «epoca del frattanto». È in questo limbo temporale che il governo delle cose umane deve destreggiarsi, darsi un ordinamento, prepararsi al compimento della storia. Fino a quando, nella contemporaneità, l’éschaton perde progressivamente di significato, il tempo si dilata, infinito, e il fine della politica resta la politica stessa.

Informazioni aggiuntive

Autore: Salvatore Natoli EAN/ISB: 9788833932569
Editore: Bollati Boringhieri Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub, pdf Pagine versione cartacea: 128
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Salvatore Natoli
Salvatore Natoli (Patti, 1942) è docente di Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Tra le sue numerose pubblicazioni citiamo L’animo degli offesi e il contagio del male (2018), La felicità. Saggio di teoria degli affetti (2017), Dizionario dei vizi e delle virtù (2017), Il rischio di fidarsi (2016), L’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale (2016), Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio (2015), L’edificazione di sé. Istruzioni sulla vita interiore (2015), Nietzsche e il teatro della filosofia (2011), Soggetto e fondamento. Il sapere dell’origine e la scientificità della filosofia (2010), Stare al mondo. Escursioni nel tempo presente (2008) e La salvezza senza fede (2008). Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Giovanni Gentile filosofo europeo (1989) e Il fine della politica. Dalla «teologia del regno» al «governo della contingenza» (2019)

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