I Padri della Chiesa al concilio Vaticano IIdi Daniele Gianotti

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La teologia patristica nella Lumen gentium

Descrizione

Negli anni del concilio la Chiesa ha potuto rendersi sempre più familiare con la propria tradizione patristica, portando a compimento quei movimenti che avevano già preso avvio nei decenni precedenti. La ricerca punta a ricostruire la coscienza dei padri conciliari intorno alla rilevanza del «ritorno alle fonti» – soprattutto le fonti patristiche, particolarmente presenti nella Lumen gentium – in rapporto tanto all’evento di cui erano protagonisti, quanto ai compiti affidati da Giovanni XXIII al concilio e alla situazione di Chiesa che la vicenda conciliare doveva contrassegnare in modo tanto profondo. Lo studio prende in esame soprattutto l’elaborazione del de Ecclesia, soffermandosi in specie sul dibattito conciliare, con l’intento di cogliere le linee di sensibilità e di attenzione dell’assemblea a quel ritorno alle fonti al quale avevano lavorato, in un clima a tratti molto difficile, alcune delle figure più significative della teologia europea, che proprio in questo modo avevano contribuito a preparare il terreno all’evento conciliare. «I Padri appartengono anche a un passato dal quale ci separano secoli. […] Al Vaticano II va riconosciuto, crediamo, di aver evitato ogni tentazione nostalgica, ogni archeologismo indebito, nel richiamarsi alla grande tradizione della Chiesa. […] Il concilio ha saputo custodire la giusta tensione fra la ritrovata familiarità con i Padri e il riconoscimento dell’alterità» (dalla Conclusione).

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Descrizione

Negli anni del concilio la Chiesa ha potuto rendersi sempre più familiare con la propria tradizione patristica, portando a compimento quei movimenti che avevano già preso avvio nei decenni precedenti. La ricerca punta a ricostruire la coscienza dei padri conciliari intorno alla rilevanza del «ritorno alle fonti» – soprattutto le fonti patristiche, particolarmente presenti nella Lumen gentium – in rapporto tanto all’evento di cui erano protagonisti, quanto ai compiti affidati da Giovanni XXIII al concilio e alla situazione di Chiesa che la vicenda conciliare doveva contrassegnare in modo tanto profondo. Lo studio prende in esame soprattutto l’elaborazione del de Ecclesia, soffermandosi in specie sul dibattito conciliare, con l’intento di cogliere le linee di sensibilità e di attenzione dell’assemblea a quel ritorno alle fonti al quale avevano lavorato, in un clima a tratti molto difficile, alcune delle figure più significative della teologia europea, che proprio in questo modo avevano contribuito a preparare il terreno all’evento conciliare. «I Padri appartengono anche a un passato dal quale ci separano secoli. [...] Al Vaticano II va riconosciuto, crediamo, di aver evitato ogni tentazione nostalgica, ogni archeologismo indebito, nel richiamarsi alla grande tradizione della Chiesa. [...] Il concilio ha saputo custodire la giusta tensione fra la ritrovata familiarità con i Padri e il riconoscimento dell’alterità» (dalla Conclusione).

Informazioni aggiuntive

Autore: Daniele Gianotti EAN/ISB: 9788810450062
Editore: EDB - Edizioni Dehoniane Bologna Protezione: watermark |
Formati disponibili: pdf Pagine versione cartacea: 530
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Daniele Gianotti
Daniele Gianotti è presbitero della diocesi di Reggio Emilia - Guastalla. Ha compiuto la formazione teologica a Roma, dove ha studiato filosofia e teologia all’Università Gregoriana (1976-1981) e patristica all’Istituto Patristico «Augustinianum» (1981-1985). Dal 1985 insegna teologia sistematica presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia, di cui è stato direttore dal 2005 al 2010. È docente di teologia sistematica anche alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, dove è coordinatore del Dipartimento di storia della teologia.

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