Bisogna adattarsi

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Un nuovo imperativo politico

COD: EDGT416091 Categorie: , , , ,

Descrizione

Siamo in ritardo, dobbiamo affrettarci, dobbiamo adattarci al cambiamento: è l’imperativo che domina ormai nella società odierna, ossessionata dai dettami della teoria evoluzionistica darwiniana. Difficile sottrarsi a una dottrina così potente e strutturata, basata sul presupposto che sia indispensabile accelerare il ritmo del progresso anche a costo di forzature.
Barbara Stiegler riconduce questa visione del mondo all’orizzonte di pensiero del neoliberalismo e ne ripercorre la genesi al fine di indagarne i meriti e i limiti. Nella sua accurata analisi, Stiegler si sofferma su uno dei primi teorici del neoliberalismo, l’americano Walter Lippmann (1889-1974) che, partendo dalla necessità di una regolamentazione autonoma del mercato professata dal liberalismo, caldeggiò la trasformazione artificiale di quello stesso mercato tramite le istituzioni, come unico rimedio per scuotere le masse dalla stasi e condurle al cambiamento.
Suo antagonista fu John Dewey (1859- 1952), grande figura del pragmatismo americano, che, partendo dalla stessa osservazione, invitava invece, ai fini della crescita, a mobilitare l’intelligenza collettiva, a moltiplicare le iniziative democratiche e a creare il futuro dal basso.
Un dibattito quanto mai attuale, su cui questo saggio illuminante ci invita a riflettere.

Traduzione e introduzione di Beatrice Magni

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Descrizione

Siamo in ritardo, dobbiamo affrettarci, dobbiamo adattarci al cambiamento: è l’imperativo che domina ormai nella società odierna, ossessionata dai dettami della teoria evoluzionistica darwiniana. Difficile sottrarsi a una dottrina così potente e strutturata, basata sul presupposto che sia indispensabile accelerare il ritmo del progresso anche a costo di forzature. Barbara Stiegler riconduce questa visione del mondo all’orizzonte di pensiero del neoliberalismo e ne ripercorre la genesi al fine di indagarne i meriti e i limiti. Nella sua accurata analisi, Stiegler si sofferma su uno dei primi teorici del neoliberalismo, l’americano Walter Lippmann (1889-1974) che, partendo dalla necessità di una regolamentazione autonoma del mercato professata dal liberalismo, caldeggiò la trasformazione artificiale di quello stesso mercato tramite le istituzioni, come unico rimedio per scuotere le masse dalla stasi e condurle al cambiamento. Suo antagonista fu John Dewey (1859- 1952), grande figura del pragmatismo americano, che, partendo dalla stessa osservazione, invitava invece, ai fini della crescita, a mobilitare l’intelligenza collettiva, a moltiplicare le iniziative democratiche e a creare il futuro dal basso. Un dibattito quanto mai attuale, su cui questo saggio illuminante ci invita a riflettere. Traduzione e introduzione di Beatrice Magni

Informazioni aggiuntive

Autore: EAN/ISB:
Editore: Carbonio Editore Protezione: watermark |
Formati disponibili: pdf Pagine versione cartacea: 260
Lingua: it Estratto: Leggi

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