Tra novella e romanzo cavallerescodi Ottavia Branchina

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Descrizione

Che la novella sia un genere proteiforme, votato all’ibridazione e disponibile alla ricomposizione delle pluralità narrative entro una cornice, è fatto noto. Eppure, sorprende o, quanto meno, affascina sempre scovarne qualche traccia in strutture narrative ben lontane dal disegno del libro di novelle. Questo studio circoscrive il campo d’indagine alla relazione che intercorre tra novella e poema cavalleresco tra XV e XVI secolo, nella convinzione che ciascuna forma e ciascuna opera vada individuata in relazione a un sistema dei generi percepito nella sua dinamica storica. È in quest’ottica che i poemi di Boiardo, Cieco da Ferrara e Ariosto, delle cui novelle si propone una lettura ravvicinata, sono posti a fondamento della tradizione periferica dei «criptonovellieri», per originalità, coesione del progetto e per l’emersione di tratti costitutivi del genere. Le novelle si rivelano dei laboratori di realtà simulata, casi-studio con i quali i personaggi del romanzo sono chiamati a confrontarsi, per immedesimarsi, riflettere e provare le proprie competenze e virtù civili e cavalleresche. Nelle cornici romanzesche, luoghi deputati alla pausa dalle usuali attività cavalleresche, attraversati dalla voce e dal silenzio, la civiltà della conversazione proietta sul poema l’ombra della civiltà dell’ascolto. Di questa civiltà il rappresentante ideale è Rinaldo, il primo e maggiore destinatario di novelle.

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Che la novella sia un genere proteiforme, votato all’ibridazione e disponibile alla ricomposizione delle pluralità narrative entro una cornice, è fatto noto. Eppure, sorprende o, quanto meno, affascina sempre scovarne qualche traccia in strutture narrative ben lontane dal disegno del libro di novelle. Questo studio circoscrive il campo d’indagine alla relazione che intercorre tra novella e poema cavalleresco tra XV e XVI secolo, nella convinzione che ciascuna forma e ciascuna opera vada individuata in relazione a un sistema dei generi percepito nella sua dinamica storica. È in quest’ottica che i poemi di Boiardo, Cieco da Ferrara e Ariosto, delle cui novelle si propone una lettura ravvicinata, sono posti a fondamento della tradizione periferica dei «criptonovellieri», per originalità, coesione del progetto e per l’emersione di tratti costitutivi del genere. Le novelle si rivelano dei laboratori di realtà simulata, casi-studio con i quali i personaggi del romanzo sono chiamati a confrontarsi, per immedesimarsi, riflettere e provare le proprie competenze e virtù civili e cavalleresche. Nelle cornici romanzesche, luoghi deputati alla pausa dalle usuali attività cavalleresche, attraversati dalla voce e dal silenzio, la civiltà della conversazione proietta sul poema l’ombra della civiltà dell’ascolto. Di questa civiltà il rappresentante ideale è Rinaldo, il primo e maggiore destinatario di novelle.

Informazioni aggiuntive

Autore: Ottavia Branchina EAN/ISB:
Editore: Pàtron Editore Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea: 270
Lingua: ita Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Ottavia Branchina
È assegnista di ricerca presso l’Università di Catania, dove collabora alla realizzazione di un’edizione digitale commentata del Mastro don-Gesualdo (PNRR “CHANGES”, Spoke 3, “Verismo digitale”). Ha dedicato ricerche e pubblicazioni alla novellistica italiana, alla letteratura cavalleresca rinascimentale, a Giovanni Verga. Ha collaborato con Andrea Manganaro alla curatela delle Istituzioni di critica e metodologia letteraria di Gaetano Compagnino (2024).

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