Roma mia, non morirò piùdi Aurelio Picca

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Descrizione

Giacché sono uno degli ultimi eredi dei fondatori di Roma, avendo nel mio DNA tracce di quei feroci, sanguinari e visionari che abbandonarono i boschi dei Colli Albani per appostarsi tra i montarozzi che spuntavano dall’acquitrino del Tevere, ecco, Roma l’ho impressa su ogni centimetro del corpo. Roma, Roma, Roma come un romanzo fatto di tanti volti e maschere e pugnali e luce e plebei e borghesi scalcagnati e nobili svitati di mente al pari dei criminali, degli artisti; ma pure identici, sputati sempre a Roma. Così è nato questo romanzo che ingoia e ci si incipria quella che il mio amico Francesco Venditti chiama: “Il Paradiso che sa di peccato”. E l’altro mio compagnaccio Angelo Di Natale: “È ’na caciara”. Roma, Roma, Roma. Nella mia infanzia e prima e seconda giovinezza l’Eterna, l’Infame, la Stupefacente, la Disprezzabile, la Mamma, la Fica, la Corrotta, la Criminale, il Cazzo e Purissima fino ai Cieli neri dove le stelle e i pianeti un giorno li sposterò a uno a uno con le mie stesse mani, l’attraversavo nudo, sensuale, pronto a farle dono di me; e lei giovanissima di millenni era altrettanto nuda e sensuale e disinvolta a regalarti frammenti e parole di un mondo che non ci sarà mai più. Roma era fantasma incantatore e bocca che ti bacia subito con la lingua e ti porta a fare l’amore dentro gli antri del Mattatoio di Testaccio svuotato dagli animali. Poi ho mischiato il sangue caldo e freddo, nella mia terza, quarta e quinta giovinezza, cioè nel tempo trascorso da venticinque anni fa a adesso, e ho preso carta e penna attraversandola di nuovo per strade non battute, dimenticate, incontrandola travestita da persone comuni, rioni, quartieri, camiciaie, artisti, criminali, cavalli, morti ammazzati e certo camposanti. Perché Roma è sempre troppa e troppo poca. Domani è già un’altra. Sta sul precipizio pronta a gridarti “Zozzi!”.

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Giacché sono uno degli ultimi eredi dei fondatori di Roma, avendo nel mio DNA tracce di quei feroci, sanguinari e visionari che abbandonarono i boschi dei Colli Albani per appostarsi tra i montarozzi che spuntavano dall’acquitrino del Tevere, ecco, Roma l’ho impressa su ogni centimetro del corpo. Roma, Roma, Roma come un romanzo fatto di tanti volti e maschere e pugnali e luce e plebei e borghesi scalcagnati e nobili svitati di mente al pari dei criminali, degli artisti; ma pure identici, sputati sempre a Roma. Così è nato questo romanzo che ingoia e ci si incipria quella che il mio amico Francesco Venditti chiama: “Il Paradiso che sa di peccato”. E l’altro mio compagnaccio Angelo Di Natale: “È ’na caciara”. Roma, Roma, Roma. Nella mia infanzia e prima e seconda giovinezza l’Eterna, l’Infame, la Stupefacente, la Disprezzabile, la Mamma, la Fica, la Corrotta, la Criminale, il Cazzo e Purissima fino ai Cieli neri dove le stelle e i pianeti un giorno li sposterò a uno a uno con le mie stesse mani, l’attraversavo nudo, sensuale, pronto a farle dono di me; e lei giovanissima di millenni era altrettanto nuda e sensuale e disinvolta a regalarti frammenti e parole di un mondo che non ci sarà mai più. Roma era fantasma incantatore e bocca che ti bacia subito con la lingua e ti porta a fare l’amore dentro gli antri del Mattatoio di Testaccio svuotato dagli animali. Poi ho mischiato il sangue caldo e freddo, nella mia terza, quarta e quinta giovinezza, cioè nel tempo trascorso da venticinque anni fa a adesso, e ho preso carta e penna attraversandola di nuovo per strade non battute, dimenticate, incontrandola travestita da persone comuni, rioni, quartieri, camiciaie, artisti, criminali, cavalli, morti ammazzati e certo camposanti. Perché Roma è sempre troppa e troppo poca. Domani è già un’altra. Sta sul precipizio pronta a gridarti “Zozzi!”.

Informazioni aggiuntive

Autore: Aurelio Picca EAN/ISB: 9788834622629
Editore: La nave di Teseo Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: ita Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Aurelio Picca
Aurelio Picca, poeta, scrittore e giornalista, ha esordito con la raccolta di versi Per punizione (1990). Oltre ai racconti di La schiuma (1992), ha pubblicato tra gli altri i romanzi Tuttestelle (1998, premio Alberto Moravia, superpremio Grinzane Cavour), Bellissima (1999), Sacrocuore (2003, premi Francesco Jovine e Città di Menfi), Via Volta della Morte (2006), Se la fortuna è nostra (2011, premi Hemingway e Flaiano), Arsenale di Roma distrutta (2018, premio Roma), Il più grande criminale di Roma è stato amico mio (2020), Contro Pinocchio (2022), La Gloria (2024) e il poema civile L’Italia è morta, io sono l’Italia (2011). Collabora con gran parte dei maggiori quotidiani e magazine tra i quali il Giornale, Il Foglio, Corriere della Sera e la Repubblica, scrivendo di letteratura, arte, cronaca, costume e cinema. Come videomaker, nel 2001 ha girato Elogio delle Torri e Palio del bianco; Roma tanta poca; Asilo infantile, intervista a Edward Bunker. Nel 2023 ha scritto, diretto e interpretato il docufilm Preghiera per Willy Monteiro, lucida ricostruzione dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte.

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