Quattro colpi per Togliattidi Stefano Zurlo

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Antonio Pallante e l’attentato che sconvolse l’Italia

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Descrizione

Forse non tutti sanno che l’Italia è stata sull’orlo della guerra civile. Era il 14 luglio del 1948, e il Paese si avviava faticosamente a uscire dalle macerie del conflitto mondiale, quando un giovane di 25 anni cerca di uccidere Palmiro Togliatti, capo del Partito comunista. Antonio Pallante, l’autore dell’attentato, racconta per la prima volta la sua storia: dai cinque anni in seminario a quel colpo di pistola che nel ’43 interruppe le linee telefoniche fra Roma e Tripoli, fra il Duce e la Libia, e lo mandò quasi sotto processo, dalla carriera da giornalista per «L’Uomo Qualunque» agli scontri violenti con i militanti comunisti siciliani mentre nell’isola sbarcavano gli Alleati. Fino a quel giorno di luglio, quando i colpi della Smith & Wesson comprata al mercato nero di Catania feriscono il Migliore, e per lui si spalancano le porte del carcere. E poi il processo, gli anni della detenzione, la libertà e la vecchiaia: una pagina di storia che per magia torna, o potrebbe tornare attualità. Cronaca. Dà le vertigini, come un meteorite precipitato dal cielo.

«Tremavo, tremavo tutto. Credo che anche la mano andasse per conto suo. Poi, finalmente, li vidi uscire. Prima Nilde Iotti, dietro lui. Scese i gradini, arrivò a tre, quattro metri di distanza da me. Cominciai a sparare: uno, due, tre colpi. Continuai a fare fuoco mentre cadeva per terra. Lei si chinò su di lui gridando: “Hanno ucciso Togliatti”…»

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Forse non tutti sanno che l’Italia è stata sull’orlo della guerra civile. Era il 14 luglio del 1948, e il Paese si avviava faticosamente a uscire dalle macerie del conflitto mondiale, quando un giovane di 25 anni cerca di uccidere Palmiro Togliatti, capo del Partito comunista. Antonio Pallante, l’autore dell’attentato, racconta per la prima volta la sua storia: dai cinque anni in seminario a quel colpo di pistola che nel ’43 interruppe le linee telefoniche fra Roma e Tripoli, fra il Duce e la Libia, e lo mandò quasi sotto processo, dalla carriera da giornalista per «L’Uomo Qualunque» agli scontri violenti con i militanti comunisti siciliani mentre nell’isola sbarcavano gli Alleati. Fino a quel giorno di luglio, quando i colpi della Smith & Wesson comprata al mercato nero di Catania feriscono il Migliore, e per lui si spalancano le porte del carcere. E poi il processo, gli anni della detenzione, la libertà e la vecchiaia: una pagina di storia che per magia torna, o potrebbe tornare attualità. Cronaca. Dà le vertigini, come un meteorite precipitato dal cielo. «Tremavo, tremavo tutto. Credo che anche la mano andasse per conto suo. Poi, finalmente, li vidi uscire. Prima Nilde Iotti, dietro lui. Scese i gradini, arrivò a tre, quattro metri di distanza da me. Cominciai a sparare: uno, due, tre colpi. Continuai a fare fuoco mentre cadeva per terra. Lei si chinò su di lui gridando: “Hanno ucciso Togliatti”…»

Informazioni aggiuntive

Autore: Stefano Zurlo EAN/ISB: 9788893881678
Editore: Baldini+Castoldi Protezione: watermark |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Stefano Zurlo
Stefano Zurlo (Milano, 1963) è inviato de «il Giornale». Ha seguito l’inchiesta Mani pulite e molte altre, unitamente a processi di cronaca nera, da Cogne a Garlasco, e insegnato giornalismo alla Link University di Roma. Ha pubblicato Inchiesta sulla devozione popolare, con la quale ha vinto ex aequo il premio Corrado Alvaro (2003) e L’ardimento. Racconto della vita di don Carlo Gnocchi (2006); nel 2005 L’uomo sbagliato, da cui è stata tratta l’omonima fiction con Beppe Fiorello, nel 2008 La strega della Tv: Wanna Marchi: ascesa e caduta di un mito, La legge siamo noi. La casta della giustizia italiana (2009), L’inferno tra le mani. La mia storia nelle Bestie di Satana (con Mario Maccione, 2011) e Prepotenti e impuniti. Perché la malagiustizia permette sempre di farla franca (2012).

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