Pro bono patrisdi Pier Claudio Devescovi

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Carl Gustav Jung e i suoi padri

Descrizione

«Padre significava per me qualcosa di cui ci si può fidare e: impotenza. Questo è l’handicap con cui ho cominciato». Da tale ricordo di Carl Gustav Jung prende le mosse Pier Claudio Devescovi, che indaga l’immagine del padre fra verità narrativa e verità storica.
Il padre debole che Jung ci ha tramandato nel suo «mito» viene messo a confronto con la figura del pastore Paul Achilles Jung quale traspare dai documenti d’epoca. Ne emerge un rapporto ambivalente, tanto quanto il rapporto di Carl Gustav con la possente figura del nonno, suo omonimo, famoso medico e rettore dell’Università di Basilea, nonché presunto discendente di Goethe. Con una pluralità di fonti e testimonianze, Devescovi mostra come nella svalutazione che lo psichiatra fa di suo padre sia stato determinante il ruolo della madre, Emilie Preiswerk. Nel figlio si ritrova infatti un «antedipo non ben temperato» (come lo intende Paul-Claude Racamier), che si esprime con ostilità nei confronti delle figure paterne. In questo modo egli va all’estenuante ricerca di un padre autorevole, che però è costretto a eliminare e a svilire nel momento stesso in cui lo riconosce. Il saggio analizza anche il rapporto di Jung con i due padri elettivi che furono tanto influenti nella sua formazione, Eugen Bleuler e Sigmund Freud, per poi indagare il suo rapporto con Dio, il Padre dei padri, che Jung ammette di conoscere non tramite la fede, ma attraverso un’esperienza gnostica diretta.
Questo teatro familiare – in cui compaiono anche nuovi tasselli informativi e figure poco conosciute – getta luce sulle molteplici immagini paterne con cui Carl Gustav Jung si è confrontato e ha combattuto per tutta la vita. Devescovi racconta così il conflitto filiale, restituisce valore ai padri annientati e al contempo sottolinea quanto il non riconoscimento del padre condizioni anche la nostra epoca.

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Descrizione

«Padre significava per me qualcosa di cui ci si può fidare e: impotenza. Questo è l’handicap con cui ho cominciato». Da tale ricordo di Carl Gustav Jung prende le mosse Pier Claudio Devescovi, che indaga l’immagine del padre fra verità narrativa e verità storica.
Il padre debole che Jung ci ha tramandato nel suo «mito» viene messo a confronto con la figura del pastore Paul Achilles Jung quale traspare dai documenti d’epoca. Ne emerge un rapporto ambivalente, tanto quanto il rapporto di Carl Gustav con la possente figura del nonno, suo omonimo, famoso medico e rettore dell’Università di Basilea, nonché presunto discendente di Goethe. Con una pluralità di fonti e testimonianze, Devescovi mostra come nella svalutazione che lo psichiatra fa di suo padre sia stato determinante il ruolo della madre, Emilie Preiswerk. Nel figlio si ritrova infatti un «antedipo non ben temperato» (come lo intende Paul-Claude Racamier), che si esprime con ostilità nei confronti delle figure paterne. In questo modo egli va all’estenuante ricerca di un padre autorevole, che però è costretto a eliminare e a svilire nel momento stesso in cui lo riconosce. Il saggio analizza anche il rapporto di Jung con i due padri elettivi che furono tanto influenti nella sua formazione, Eugen Bleuler e Sigmund Freud, per poi indagare il suo rapporto con Dio, il Padre dei padri, che Jung ammette di conoscere non tramite la fede, ma attraverso un’esperienza gnostica diretta.
Questo teatro familiare – in cui compaiono anche nuovi tasselli informativi e figure poco conosciute – getta luce sulle molteplici immagini paterne con cui Carl Gustav Jung si è confrontato e ha combattuto per tutta la vita. Devescovi racconta così il conflitto filiale, restituisce valore ai padri annientati e al contempo sottolinea quanto il non riconoscimento del padre condizioni anche la nostra epoca.

Informazioni aggiuntive

Autore: Pier Claudio Devescovi EAN/ISB: 9788833934952
Editore: Bollati Boringhieri Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea: 128
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Pier Claudio Devescovi
Pier Claudio Devescovi è nato a Lucca nel 1948. Laureato in Sociologia all’Università di Trento e in Psicologia all’Università di Padova, è membro ordinario, con funzioni didattiche dell’aipa (Associazione Italiana di Psicologia Analitica) e dell’International Association for Analytical Psychology (IAAP). Fa parte della redazione della «Rivista di Psicologia Analitica» e della rivista «Psicoanalisi e Metodo». È autore del saggio storico Il giovane Jung e il periodo universitario. Documenti inediti della Zofingia (2000), co-autore del libro Maria e il terapeuta. Un ascolto plurale (2005), del saggio Jung e le Sacre Scritture. Clinica e Teologia (2006) e del saggio scritto con Camilla Albini Bravo Figli e Genitori. Note a margine di un mito amputato (2014). Nel 2016 ha pubblicato il racconto autobiografico Lettera al mio maestro Antonio Bemi. È autore di vari articoli su riviste italiane e straniere. Vive a Pistoia dove lavora come psicologo e psicoterapeuta. È stato dirigente psicologo presso l’Unità Funzionale di Salute Mentale Infanzia e Adolescenza della ASL di Pistoia.

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