Nietzsche Heidegger e il comunismo in Gianni Vattimodi Pierfrancesco Stagi

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“Sono cristiano e quindi comunista”, dichiarò Vattimo in un’intervista del 2013. E in quella espressione era condensata gran parte del percorso del suo pensiero. Educato nel cattolicesimo sociale piemontese, negli anni ’60 e ’70 aderì alla “Nuova Sinistra”, fino a diventare il teorico del superamento della fase calda del conflitto sociale attraverso la proposta di un pensiero antifondazionalista, nietzscheano e heideggeriano, che sapesse portare alle estreme conseguenze le istanze di emancipazione. Il comunismo per Vattimo – “la costante cattocomunista” – non aveva l’aspetto antireligioso del marxismo classico e “partitico”, al contrario egli scoprì nell’autonomia comunista un’istanza di liberazione ontologica ed esistenziale, radicalmente comunitaria e anarchica, in cui l’individuo ricrea artisticamente, sul modello delle avanguardie novecentesche, il proprio mondo “liberato”, senza l’ansia dell’attesa marxista, scientifica e necessaria, di un avvenire dialetticamente “realizzato”, ma facendosi lui stesso nietzscheanamente portavoce non tanto di una liberazione dal simbolico, che in modo reattivo si lascia alle spalle il cristianesimo e il suo universo di simboli, quanto di una liberazione del simbolico, delle potenzialità di emancipazione sociale, politica ed economica che provengono dalla tradizione ebraico-cristiana e dalle sue tracce; è il potere messianico dell’utopia di Benjamin.

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“Sono cristiano e quindi comunista”, dichiarò Vattimo in un’intervista del 2013. E in quella espressione era condensata gran parte del percorso del suo pensiero. Educato nel cattolicesimo sociale piemontese, negli anni ’60 e ’70 aderì alla “Nuova Sinistra”, fino a diventare il teorico del superamento della fase calda del conflitto sociale attraverso la proposta di un pensiero antifondazionalista, nietzscheano e heideggeriano, che sapesse portare alle estreme conseguenze le istanze di emancipazione. Il comunismo per Vattimo – “la costante cattocomunista” – non aveva l’aspetto antireligioso del marxismo classico e “partitico”, al contrario egli scoprì nell’autonomia comunista un’istanza di liberazione ontologica ed esistenziale, radicalmente comunitaria e anarchica, in cui l’individuo ricrea artisticamente, sul modello delle avanguardie novecentesche, il proprio mondo “liberato”, senza l’ansia dell’attesa marxista, scientifica e necessaria, di un avvenire dialetticamente “realizzato”, ma facendosi lui stesso nietzscheanamente portavoce non tanto di una liberazione dal simbolico, che in modo reattivo si lascia alle spalle il cristianesimo e il suo universo di simboli, quanto di una liberazione del simbolico, delle potenzialità di emancipazione sociale, politica ed economica che provengono dalla tradizione ebraico-cristiana e dalle sue tracce; è il potere messianico dell’utopia di Benjamin.

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Autore: Pierfrancesco Stagi EAN/ISB:
Editore: Mimesis Edizioni Protezione: watermark |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: ita Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Pierfrancesco Stagi
Pierfrancesco Stagi, abilitato a Professore associato in Filosofia morale, dirige il “Nuovo Giornale di Filosofia della Religione (NGFR)” presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Allievo di Gianni Vattimo, ha svolto attività di ricerca presso le Università di Torino, Heidelberg, Tübingen e Freiburg im Breisgau. Il suo interesse è rivolto principalmente al pensiero di Martin Heidegger e all’ermeneutica filosofica contemporanea, occupandosi di temi di filosofia morale e filosofia della religione. Tra le sue opere: Der faktische Gott (2007); Di Dio e dell’essere. Un secolo di Heidegger (2013); La nascita del sacro. Teorie della religione (2015); Storia della filosofia della religione contemporanea (2019); Homo religiosus. Forme e storia (2020); Heidegger e Bonaventura (2025).

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