Mezzogiorno tra identità e storiadi Costantino Felice

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Catastrofi, retoriche, luoghi comuni

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Descrizione

«Come suole dirsi della disgrazia per un individuo, così della catastrofe per una comunità: è allora che se ne disvela la vera tempra umana. Questo adagio sembra trovare ampio riscontro con lo spaventoso terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009. È quanto di solito accade di fronte a ogni sventura, che si tratti di scuotimenti tellurici o di guerre. Ma non si era mai assistito, nel sistema mediatico su scala globale, a un’esplosione così enfatica e insistita di stereotipi identitari».

È di fronte a catastrofi come la guerra e i terremoti che massimamente esplodono le retoriche identitarie. L’Abruzzo e il Molise, con le loro peculiarità storiche, ne forniscono lo scenario più spettacolare e rappresentativo. Soprattutto con il sisma aquilano del l’aprile 2009 la loro notorietà si proietta su scala globale. Ma con quale immagine? Quali le trame narrative – il discorso pubblico – che vi hanno intessuto sopra il potere politico e il sistema mediatico? Non si era mai assistito, né qui né altrove, a un’enfatizzazione così insistita di certi stereotipi: non solo lo stucchevole «Abruzzo forte e gentile», ma anche il «pastore» dannunziano e il «cafone» di Silone e Jovine. Nel corso dei secoli una natura particolarmente aspra e ostile ha indotto queste regioni, come il Sud Italia in genere, a declinare la loro storia in base ai difficili processi d’interazione tra uomo e ambiente, nel quadro complessivo dei mutamenti che nel tempo hanno investito la penisola italiana e il Mediterraneo nel suo insieme. Ma in che misura l’imponente geografia dei luoghi e le dinamiche economico-sociali che ne sono derivate hanno forgiato il carattere degli abitanti, condizionandone scelte e comportamenti? Se ne possono desumere specifiche identità? L’autore ripercorre criticamente le principali tappe del lungo e tormentato dibattito intorno a un nodo cruciale: i presunti tratti identitari di una comunità quale retaggio dei quadri ambientali e delle sedimentazioni culturali. E lo fa con un approccio interdisciplinare che, evidenziando la complessità e le insidie di proiezioni idealtipiche maturate per lo più sui terreni della letteratura e del folklore, mette a nudo banalizzazioni e luoghi comuni, in un confronto serrato con le vicissitudini non sempre esaltanti della storiografia contemporanea.

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«Come suole dirsi della disgrazia per un individuo, così della catastrofe per una comunità: è allora che se ne disvela la vera tempra umana. Questo adagio sembra trovare ampio riscontro con lo spaventoso terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009. È quanto di solito accade di fronte a ogni sventura, che si tratti di scuotimenti tellurici o di guerre. Ma non si era mai assistito, nel sistema mediatico su scala globale, a un’esplosione così enfatica e insistita di stereotipi identitari». È di fronte a catastrofi come la guerra e i terremoti che massimamente esplodono le retoriche identitarie. L’Abruzzo e il Molise, con le loro peculiarità storiche, ne forniscono lo scenario più spettacolare e rappresentativo. Soprattutto con il sisma aquilano del l’aprile 2009 la loro notorietà si proietta su scala globale. Ma con quale immagine? Quali le trame narrative – il discorso pubblico – che vi hanno intessuto sopra il potere politico e il sistema mediatico? Non si era mai assistito, né qui né altrove, a un’enfatizzazione così insistita di certi stereotipi: non solo lo stucchevole «Abruzzo forte e gentile», ma anche il «pastore» dannunziano e il «cafone» di Silone e Jovine. Nel corso dei secoli una natura particolarmente aspra e ostile ha indotto queste regioni, come il Sud Italia in genere, a declinare la loro storia in base ai difficili processi d’interazione tra uomo e ambiente, nel quadro complessivo dei mutamenti che nel tempo hanno investito la penisola italiana e il Mediterraneo nel suo insieme. Ma in che misura l’imponente geografia dei luoghi e le dinamiche economico-sociali che ne sono derivate hanno forgiato il carattere degli abitanti, condizionandone scelte e comportamenti? Se ne possono desumere specifiche identità? L’autore ripercorre criticamente le principali tappe del lungo e tormentato dibattito intorno a un nodo cruciale: i presunti tratti identitari di una comunità quale retaggio dei quadri ambientali e delle sedimentazioni culturali. E lo fa con un approccio interdisciplinare che, evidenziando la complessità e le insidie di proiezioni idealtipiche maturate per lo più sui terreni della letteratura e del folklore, mette a nudo banalizzazioni e luoghi comuni, in un confronto serrato con le vicissitudini non sempre esaltanti della storiografia contemporanea.

Informazioni aggiuntive

Autore: Costantino Felice EAN/ISB: 9788868436902
Editore: Donzelli Editore Protezione: none | acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Costantino Felice
Costantino Felice, docente di Storia economica presso l’Università D’Annunzio di Pescara, si occupa di economia e società nel Mezzogiorno, con particolare riguardo all’Abruzzo e al Molise. Ha curato il volume L’Abruzzo della collana «Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi» (Einaudi, 2000). È autore, fra l’altro, di Dal borgo al mondo (Laterza, 2001) e, per i tipi della Donzelli, ha pubblicato Verde a Mezzogiorno. L’agricoltura abruzzese dall’Unità a oggi (2007); Il Mezzogiorno operoso. Storia dell’industria in Abruzzo (2008); Dalla Maiella alle Alpi. Guerra e Resistenza in Abruzzo (2014); Mezzogiorno tra identità e storia (2017).

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