L’America di Kennedy. Com’è cambiata la storiadi Furio Colombo

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«Molte pagine di questo libro sono state scritte subito, a partire dalla notte del 2 novembre 1963, perché chi viveva in quelle ore negli Stati Uniti si era sentito personalmente colpito e ha saputo subito che la propria vita era stata strappata e cambiata per sempre. D’altra parte vivere nell’America di John Fitzgerald Kennedy diffondeva, in tempo reale, una persuasione di fiducia, mai prima sperimentata, in un mondo che prometteva di essere aperto, sicuro, migliore. Diffusa era anche la certezza che il mondo di Kennedy portava in sé la forza di durare, offriva un orizzonte aperto e grande, tanto più intelligente dei suoi nemici, tanto più ricco delle nuove idee, che avrebbero per certo cambiato il mondo. Era come se le strade fossero più belle, le città più accoglienti, era come se l’arte fosse tornata a esistere come volto di un Paese nuovo e la letteratura avesse perduto i confini delle consuetudini e fosse in grado di accogliere (poesia e prosa) ogni cosa radicalmente nuova. La caduta improvvisa di quel mondo ha lasciato senza fiato i cittadini di una intera repubblica. Ma anche della parte del mondo che a John Fitzgerald Kennedy si era ispirato. Cinquant’anni dopo sappiamo tutti, anche lontani, e dopo il Vietnam, la prima e la seconda guerra in Iraq, e l’abbandono dell’Afghanistan, che il 2 novembre 1963 un mondo è scomparso per sempre.» Pubblicato per la prima volta nel 1964, L’America di Kennedy continua a essere un libro attuale. In queste pagine non si racconta infatti soltanto l’avventura esaltante degli anni di Kennedy alla Casa Bianca: tanto promettente, radicale, entusiasta nelle sue premesse, quanto drammatica nella sua conclusione; ma si gettano anche le basi per una comprensione reale dell’America di ieri e di oggi, con le sue questioni irrisolte, le sue debolezze, la sua identità sfaccettata e complessa.

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«Molte pagine di questo libro sono state scritte subito, a partire dalla notte del 2 novembre 1963, perché chi viveva in quelle ore negli Stati Uniti si era sentito personalmente colpito e ha saputo subito che la propria vita era stata strappata e cambiata per sempre. D’altra parte vivere nell’America di John Fitzgerald Kennedy diffondeva, in tempo reale, una persuasione di fiducia, mai prima sperimentata, in un mondo che prometteva di essere aperto, sicuro, migliore. Diffusa era anche la certezza che il mondo di Kennedy portava in sé la forza di durare, offriva un orizzonte aperto e grande, tanto più intelligente dei suoi nemici, tanto più ricco delle nuove idee, che avrebbero per certo cambiato il mondo. Era come se le strade fossero più belle, le città più accoglienti, era come se l’arte fosse tornata a esistere come volto di un Paese nuovo e la letteratura avesse perduto i confini delle consuetudini e fosse in grado di accogliere (poesia e prosa) ogni cosa radicalmente nuova. La caduta improvvisa di quel mondo ha lasciato senza fiato i cittadini di una intera repubblica. Ma anche della parte del mondo che a John Fitzgerald Kennedy si era ispirato. Cinquant’anni dopo sappiamo tutti, anche lontani, e dopo il Vietnam, la prima e la seconda guerra in Iraq, e l’abbandono dell’Afghanistan, che il 2 novembre 1963 un mondo è scomparso per sempre.» Pubblicato per la prima volta nel 1964, L’America di Kennedy continua a essere un libro attuale. In queste pagine non si racconta infatti soltanto l’avventura esaltante degli anni di Kennedy alla Casa Bianca: tanto promettente, radicale, entusiasta nelle sue premesse, quanto drammatica nella sua conclusione; ma si gettano anche le basi per una comprensione reale dell’America di ieri e di oggi, con le sue questioni irrisolte, le sue debolezze, la sua identità sfaccettata e complessa.

Informazioni aggiuntive

Autore: Furio Colombo EAN/ISB:
Editore: Baldini+Castoldi Protezione: watermark |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: it Estratto:

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Informazioni sull'autore

Furio Colombo
Furio Colombo ha vissuto a lungo negli Stati Uniti, ha insegnato alla New York University, all’Università della California di Berkeley, alla Columbia University. L’America di Kennedy (1964) è stato il suo primo libro, la più recente pubblicazione Trump Power (2017). Ha partecipato, con Umberto Eco, alla fondazione del Gruppo 63 e del DAMS di Bologna, dove ha insegnato per cinque anni. Nel 1967 era nel Sinai per documentare la Guerra dei Sei giorni, nel 1968 a Saigon durante l’offensiva del Têt. Ha scritto per le maggiori testate italiane e americane. Ha diretto l’edizione italiana della «New York Review of Books» (1993-2000), la rivista «L’architettura. Cronache e storia» fondata da Bruno Zevi (2001-2006), «Nuovi Argomenti» (con Dacia Maraini, 1992-2018), «l’Unità» (2001-2005). È stato tre volte in Parlamento (deputato, poi senatore). È autore della legge che istituisce il Giorno della memoria per la Shoah. È editorialista del «Fatto Quotidiano».

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