La secondina

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Descrizione

“Un libro commovente, struggente e molto, molto bello.”
Lina Pantaleon, Literature
“Un libro che parla della vecchiaia, della memoria e della complessità delle relazioni familiari.”
Stelios Papagrigorìu, Cnn Greece

Come un infermiere provetto, esperto di farmaci e di dosaggi, Davvetas ha accudito per anni la madre malata di Alzheimer. Decisa ad andarsene come voleva lei e non come volevano i medici, sua madre ha resistito a lungo alle sue cure, sabotando puntualmente ogni terapia. Poi, i segni dell’avanzamento inesorabile del male: le telefonate alle amiche morte da tempo, le banconote lasciate ai negozianti senza prendere il resto, il ritorno a casa dopo aver fatto due, tre volte il giro dell’isolato. Infine, la tenebra, il caos della totale perdita di sé, con il figlio che si trasforma di colpo in un estraneo. È allora che Davvetas decide di diventare il biografo di sua madre, dando vita a quest’opera che, parafrasando Philip Roth, è una confessione in forma di romanzo o un romanzo in forma di confessione.
È la storia di una donna che, malata di Alzheimer, ricorda soltanto il suo lontano passato di secondina in un carcere della Grecia dei colonnelli. Una vita rivissuta alla rovescia di una ragazza rimasta prematuramente vedova che, per pagare l’affitto e non abbandonare il figlio in un orfanotrofio, accetta il primo lavoro che le capita: guardia penitenziaria nel carcere femminile di Averof. E, dunque, sveglia alle cinque e ritorno a casa a tarda ora, per cedere subito al sonno. Un sonno agitato dal respiro pesante del carcere, dai nomi delle prigioniere politiche condannate a morte scanditi dalle compagne di cella, dai gemiti, dalle grida, dai sospiri di anime assetate di giustizia.
Ricordi che risuonano all’orecchio del figlio la cui infanzia era stata segnata dalla vergogna per il lavoro della madre. Al cospetto di lei che, inerme e malata, rievoca il destino delle prigioniere di Averof, la vergogna nutrita per anni si dissolve però d’incanto per lasciare il posto alla struggente ricostruzione di una vita.
Una commovente testimonianza personale di addio a una madre malata di Alzheimer, intrecciata con la storia della Grecia al tempo della dittatura dei colonnelli.
Traduzione dal greco di Maurizio De Rosa
“Quando l’Alzheimer si impadronì di mia madre, lei era ancora in grado, a suo modo, di rievocare il tempo in cui aveva prestato servizio come secondina nelle carceri femminili di Averof e di Korydallos.”
Nikos Davvetas

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Descrizione

“Un libro commovente, struggente e molto, molto bello.” Lina Pantaleon, Literature
“Un libro che parla della vecchiaia, della memoria e della complessità delle relazioni familiari.” Stelios Papagrigorìu, Cnn Greece

Come un infermiere provetto, esperto di farmaci e di dosaggi, Davvetas ha accudito per anni la madre malata di Alzheimer. Decisa ad andarsene come voleva lei e non come volevano i medici, sua madre ha resistito a lungo alle sue cure, sabotando puntualmente ogni terapia. Poi, i segni dell’avanzamento inesorabile del male: le telefonate alle amiche morte da tempo, le banconote lasciate ai negozianti senza prendere il resto, il ritorno a casa dopo aver fatto due, tre volte il giro dell’isolato. Infine, la tenebra, il caos della totale perdita di sé, con il figlio che si trasforma di colpo in un estraneo. È allora che Davvetas decide di diventare il biografo di sua madre, dando vita a quest’opera che, parafrasando Philip Roth, è una confessione in forma di romanzo o un romanzo in forma di confessione.
È la storia di una donna che, malata di Alzheimer, ricorda soltanto il suo lontano passato di secondina in un carcere della Grecia dei colonnelli. Una vita rivissuta alla rovescia di una ragazza rimasta prematuramente vedova che, per pagare l’affitto e non abbandonare il figlio in un orfanotrofio, accetta il primo lavoro che le capita: guardia penitenziaria nel carcere femminile di Averof. E, dunque, sveglia alle cinque e ritorno a casa a tarda ora, per cedere subito al sonno. Un sonno agitato dal respiro pesante del carcere, dai nomi delle prigioniere politiche condannate a morte scanditi dalle compagne di cella, dai gemiti, dalle grida, dai sospiri di anime assetate di giustizia. Ricordi che risuonano all’orecchio del figlio la cui infanzia era stata segnata dalla vergogna per il lavoro della madre. Al cospetto di lei che, inerme e malata, rievoca il destino delle prigioniere di Averof, la vergogna nutrita per anni si dissolve però d’incanto per lasciare il posto alla struggente ricostruzione di una vita.
Una commovente testimonianza personale di addio a una madre malata di Alzheimer, intrecciata con la storia della Grecia al tempo della dittatura dei colonnelli.
Traduzione dal greco di Maurizio De Rosa
“Quando l’Alzheimer si impadronì di mia madre, lei era ancora in grado, a suo modo, di rievocare il tempo in cui aveva prestato servizio come secondina nelle carceri femminili di Averof e di Korydallos.” Nikos Davvetas

Informazioni aggiuntive

Autore: EAN/ISB: 9791256241118
Editore: Gramma Feltrinelli Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea: 128
Lingua: ita Estratto:

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