La figlia del fuorileggedi Maria Venegas

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Descrizione

Chicago, Illinois, primi anni Novanta. Per la famiglia Jose non esiste più: ha ucciso il fratello della moglie, e nessuno vuole avere contatti con lui. La figlia Maria, adolescente, gli scrive una lettera dicendo di desiderare la sua morte. Poi, incoraggiata dagli insegnanti, decide che non farà la vita delle sorelle e della madre e parte per l’università con una borsa di studio, e poi per New York. New York, fine anni Novanta: Maria riceve una telefonata dalla sorella, che le dice che Jose è caduto in un’imboscata. Maria domanda con freddezza, «È morto?» come se la risposta non le interessasse. La telefonata la riporta al giorno del 1987 da cui prende l’avvio la sua storia. Una notte la piccola Maria sente degli spari in strada. Il padre ha attaccato briga per una birra, dicono i giornali, e, ricercato dalla polizia, fugge in Messico, abbandonando moglie e sette figli. La realtà è diversa, e dal ritratto che Maria fa del padre esce un uomo pieno di rabbia, pronto a incendiarsi per ragioni futili, ma anche per solide vicende di vendetta e delinquenza. La vita di studentessa a New York, e la relazione con Martin, cambiano radicalmente Maria, e l’odio confuso che nutre per il padre si traduce in curiosità e ansia di sapere quali siano le radici di una rabbia e una violenza così ostinate: quelle paterne, ma anche quelle che in lei si sono faticosamente trasformate in tenacia e testardaggine. E parte per il Messico per confrontarsi con il padre in carne e ossa. Il Messico che racconta Maria è quello che Jose ha portato con sé negli Stati Uniti, quello che ha fatto rivivere a Chicago terrorizzando la figlia, quello che l’autrice scopre andando anni dopo alla ricerca del padre: un paese dove la violenza ha radici antiche e solidissime, piantate in un terreno capace di nutrirle per secoli e di ramificarsi in infinite propaggini dentro il cuore stesso della famiglia. Non solo quella di Jose e Maria, naturalmente. Dal film Traffic alla serie TV The Bridge ai reportage sulle migliaia di donne assassinate al confine con gli USA, il Messico viene di solito rappresentato come un Far West dove la legge è impotente contro la politica corrotta. Maria invece ce lo racconta, dalla sparatoria nelle strade di Chicago fino alla morte violenta del padre, indagando senza tregua sulle ragioni di tutto questo, senza lasciarsi affascinare da facili spiegazioni e, alla fine, senza giudicare, in un libro che lontano da ogni sentimentalismo racconta la volontà di provare a capire gli incomprensibili gesti di chi è parte della nostra vita.

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Chicago, Illinois, primi anni Novanta. Per la famiglia Jose non esiste più: ha ucciso il fratello della moglie, e nessuno vuole avere contatti con lui. La figlia Maria, adolescente, gli scrive una lettera dicendo di desiderare la sua morte. Poi, incoraggiata dagli insegnanti, decide che non farà la vita delle sorelle e della madre e parte per l’università con una borsa di studio, e poi per New York. New York, fine anni Novanta: Maria riceve una telefonata dalla sorella, che le dice che Jose è caduto in un’imboscata. Maria domanda con freddezza, «È morto?» come se la risposta non le interessasse. La telefonata la riporta al giorno del 1987 da cui prende l’avvio la sua storia. Una notte la piccola Maria sente degli spari in strada. Il padre ha attaccato briga per una birra, dicono i giornali, e, ricercato dalla polizia, fugge in Messico, abbandonando moglie e sette figli. La realtà è diversa, e dal ritratto che Maria fa del padre esce un uomo pieno di rabbia, pronto a incendiarsi per ragioni futili, ma anche per solide vicende di vendetta e delinquenza. La vita di studentessa a New York, e la relazione con Martin, cambiano radicalmente Maria, e l’odio confuso che nutre per il padre si traduce in curiosità e ansia di sapere quali siano le radici di una rabbia e una violenza così ostinate: quelle paterne, ma anche quelle che in lei si sono faticosamente trasformate in tenacia e testardaggine. E parte per il Messico per confrontarsi con il padre in carne e ossa. Il Messico che racconta Maria è quello che Jose ha portato con sé negli Stati Uniti, quello che ha fatto rivivere a Chicago terrorizzando la figlia, quello che l’autrice scopre andando anni dopo alla ricerca del padre: un paese dove la violenza ha radici antiche e solidissime, piantate in un terreno capace di nutrirle per secoli e di ramificarsi in infinite propaggini dentro il cuore stesso della famiglia. Non solo quella di Jose e Maria, naturalmente. Dal film Traffic alla serie TV The Bridge ai reportage sulle migliaia di donne assassinate al confine con gli USA, il Messico viene di solito rappresentato come un Far West dove la legge è impotente contro la politica corrotta. Maria invece ce lo racconta, dalla sparatoria nelle strade di Chicago fino alla morte violenta del padre, indagando senza tregua sulle ragioni di tutto questo, senza lasciarsi affascinare da facili spiegazioni e, alla fine, senza giudicare, in un libro che lontano da ogni sentimentalismo racconta la volontà di provare a capire gli incomprensibili gesti di chi è parte della nostra vita.

Informazioni aggiuntive

Autore: Maria Venegas EAN/ISB: 9788833925745
Editore: Bollati Boringhieri Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea: 365
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Maria Venegas
Maria Venegas è nata nello Stato di Zacatecas, Mexico, ed è migrata negli Stati Uniti all’età di quattro anni. Alcune pagine di La figlia del fuorilegge sono apparse sul «Guardian» e su «Granta». I suoi racconti sono stati pubblicati su «Ploughshares» e «Huizache». Ha insegnato scrittura creativa all’Hunter College e attualmente lavora a Still Waters in a Storm, laboratorio di scrittura creativa per bambini a Brooklyn.

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