La danza delle effimere

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Descrizione

Dintorni di Lipsia, Repubblica democratica tedesca, 1979. Per Katrin e Hans, l’incubo di ogni genitore si è avverato: hanno perso il loro unico figlio subito dopo la nascita. Lei non può rassegnarsi alle parole dei medici, una madre certe cose le sente: il pianto di Daniel era il pianto di un bambino sano. Incapace di accettare l’ineluttabilità della perdita, Katrin si rinchiude nell’ossessione che suo figlio sia vivo. Hans però non può assecondarla, deve trovare, almeno lui, un modo di guardare avanti. Finché anche Katrin e Hans si perdono.
Nei lunghi anni che seguono, mentre il mondo fuori crolla su sé stesso, Hans si è ricostruito una vita attorno a quel dolore seppellito nel profondo, alla sensazione di aver commesso un errore in un momento decisivo, al rimpianto di non aver lottato contro istituzioni omertose e ostili per conoscere il destino di quel figlio perduto. In una sorta di rito privato di guarigione, un giorno dopo l’altro si è recato al fiume a pescare, come faceva da bambino con suo padre. La serenità delle acque in movimento, la paziente attesa della preda, il momento frenetico e trionfante della cattura hanno lenito le ferite. Fino alla sera in cui, rientrando dal fiume, la voce di suo figlio, fantasma dal passato, squarcia quel silenzio anestetizzato dal tempo con la sua verità sconvolgente. Potranno i due uomini colmare un abisso di quarant’anni creato da uno Stato inumano, quarant’anni non vissuti da padre e figlio?
Ispirato a uno dei capitoli più oscuri della storia della Germania orientale, quello dei “bambini rubati”, La danza delle effimere è il racconto universale di una perdita traumatica, di come il rimpianto possa plasmare un’esistenza intera. Ma è anche celebrazione della speranza figlia di ogni nuovo inizio, elegia del potere taumaturgico della natura.

«Ha telefonato Daniel» disse lei con voce asciutta, incrinata. Daniel, il mio unico figlio, morto da quarant’anni. «Come?» domandai, rendendomi subito conto di avere alzato troppo la voce. Di sicuro avevo capito male. Ma lei lo ripeté. «Ha telefonato Daniel».

«Jügler ha affrontato un capitolo oscuro della DDR con una scrittura emozionante e commovente allo stesso tempo». NDR Kultur

«Matthias Jügler riesce certamente a raccontare con infinita grazia il mostruoso». Frankfurter Allgemeine Zeitung

«Jügler scrive di forti emozioni con cautela, come se cesellasse il marmo». Denis Scheck

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Descrizione

Dintorni di Lipsia, Repubblica democratica tedesca, 1979. Per Katrin e Hans, l’incubo di ogni genitore si è avverato: hanno perso il loro unico figlio subito dopo la nascita. Lei non può rassegnarsi alle parole dei medici, una madre certe cose le sente: il pianto di Daniel era il pianto di un bambino sano. Incapace di accettare l’ineluttabilità della perdita, Katrin si rinchiude nell’ossessione che suo figlio sia vivo. Hans però non può assecondarla, deve trovare, almeno lui, un modo di guardare avanti. Finché anche Katrin e Hans si perdono. Nei lunghi anni che seguono, mentre il mondo fuori crolla su sé stesso, Hans si è ricostruito una vita attorno a quel dolore seppellito nel profondo, alla sensazione di aver commesso un errore in un momento decisivo, al rimpianto di non aver lottato contro istituzioni omertose e ostili per conoscere il destino di quel figlio perduto. In una sorta di rito privato di guarigione, un giorno dopo l’altro si è recato al fiume a pescare, come faceva da bambino con suo padre. La serenità delle acque in movimento, la paziente attesa della preda, il momento frenetico e trionfante della cattura hanno lenito le ferite. Fino alla sera in cui, rientrando dal fiume, la voce di suo figlio, fantasma dal passato, squarcia quel silenzio anestetizzato dal tempo con la sua verità sconvolgente. Potranno i due uomini colmare un abisso di quarant’anni creato da uno Stato inumano, quarant’anni non vissuti da padre e figlio? Ispirato a uno dei capitoli più oscuri della storia della Germania orientale, quello dei “bambini rubati”, La danza delle effimere è il racconto universale di una perdita traumatica, di come il rimpianto possa plasmare un’esistenza intera. Ma è anche celebrazione della speranza figlia di ogni nuovo inizio, elegia del potere taumaturgico della natura. «Ha telefonato Daniel» disse lei con voce asciutta, incrinata. Daniel, il mio unico figlio, morto da quarant’anni. «Come?» domandai, rendendomi subito conto di avere alzato troppo la voce. Di sicuro avevo capito male. Ma lei lo ripeté. «Ha telefonato Daniel». «Jügler ha affrontato un capitolo oscuro della DDR con una scrittura emozionante e commovente allo stesso tempo». NDR Kultur «Matthias Jügler riesce certamente a raccontare con infinita grazia il mostruoso». Frankfurter Allgemeine Zeitung «Jügler scrive di forti emozioni con cautela, come se cesellasse il marmo». Denis Scheck

Informazioni aggiuntive

Autore: EAN/ISB: 9788854531765
Editore: Neri Pozza Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: ita Estratto:

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