La consulenza tecnica nel conflitto genitoriale

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L’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa familiare e gli oneri di mantenimento

COD: EDGT64182 Categorie: , , ,

Descrizione

La complessità delle vicende familiari, e le delicate questioni che tale complessità include, richiedano che la consulenza tecnica si svolga con la garanzia del pieno rispetto di tutte le norme e i principi che regolano il processo civile, che il Giudice svolga il suo ruolo di garante dell’attuazione di tali principi anche durante lo svolgimento delle indagini peritali richiedendo espressamente al Consulente di formalizzare, quale prima attività peritale, la metodologia che caratterizzerà l’attività che andrà a svolgere ed ordinando l’audio-videoregistrazione di tutta l’attività svolta, e non limitarla solo all’as­colto del minore, ma sarà già un notevole passo avanti se l’ordine sarà esplicitato quando l’attività peritale è sulla persona del minore, come impone il nuovo art. 336 bis c.c. Come sarà argomentato e dimostrato, la normativa vigente è più che idonea e richiede unicamente di essere rigorosamente applicata a partire da una lettura sistemica delle norme del processo, che devono trovare applicazione anche nello svolgimento di quella parte dell’istruzione probatoria che è la consulenza tecnica d’ufficio. Un altro nodo critico che sarà affrontato è quello degli Albi professionali, materia disciplinata dalle “Disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie”, con riferimento alla loro tenuta, al loro utilizzo (distribuzione degli incarichi), e alle sanzioni disciplinari. Si tratta del potere di accertamento del possesso dei requisiti che il professionista deve possedere e mantenere per potere essere iscritto in una data categoria di consulenti e della vigilanza sui consulenti tecnici che il Presidente del Tribunale deve attuare, potendo anche assumere iniziative disciplinari. L’intento di questo testo è quindi quello di delineare quali siano gli assi cartesiani del diritto nei cui ambiti e confini deve svolgersi l’attività del consulente del giudice e nel contempo di offrire agli operatori del diritto ed ai consulenti del Giudice uno strumento che non propone solo soluzioni precostituite, bensì uno stimolo a trovare soluzioni e prassi condivise.

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La complessità delle vicende familiari, e le delicate questioni che tale complessità include, richiedano che la consulenza tecnica si svolga con la garanzia del pieno rispetto di tutte le norme e i principi che regolano il processo civile, che il Giudice svolga il suo ruolo di garante dell’attuazione di tali principi anche durante lo svolgimento delle indagini peritali richiedendo espressamente al Consulente di formalizzare, quale prima attività peritale, la metodologia che caratterizzerà l’attività che andrà a svolgere ed ordinando l’audio-videoregistrazione di tutta l’attività svolta, e non limitarla solo all’as­colto del minore, ma sarà già un notevole passo avanti se l’ordine sarà esplicitato quando l’attività peritale è sulla persona del minore, come impone il nuovo art. 336 bis c.c. Come sarà argomentato e dimostrato, la normativa vigente è più che idonea e richiede unicamente di essere rigorosamente applicata a partire da una lettura sistemica delle norme del processo, che devono trovare applicazione anche nello svolgimento di quella parte dell’istruzione probatoria che è la consulenza tecnica d’ufficio. Un altro nodo critico che sarà affrontato è quello degli Albi professionali, materia disciplinata dalle “Disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie”, con riferimento alla loro tenuta, al loro utilizzo (distribuzione degli incarichi), e alle sanzioni disciplinari. Si tratta del potere di accertamento del possesso dei requisiti che il professionista deve possedere e mantenere per potere essere iscritto in una data categoria di consulenti e della vigilanza sui consulenti tecnici che il Presidente del Tribunale deve attuare, potendo anche assumere iniziative disciplinari. L’intento di questo testo è quindi quello di delineare quali siano gli assi cartesiani del diritto nei cui ambiti e confini deve svolgersi l’attività del consulente del giudice e nel contempo di offrire agli operatori del diritto ed ai consulenti del Giudice uno strumento che non propone solo soluzioni precostituite, bensì uno stimolo a trovare soluzioni e prassi condivise.

Informazioni aggiuntive

Autore: EAN/ISB:
Editore: Protezione:
Formati disponibili: Pagine versione cartacea:
Lingua: Estratto:

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