La Calabria nel Seicentodi Mario Sirago

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Descrizione

Nelle “Croniche” del Marafioti la Calabria viene descritta come una terra fertile e ricca, capace di fornire “quanto di buono si produce… per uso di se medesima, e di tutta Italia” (1); l’idea di una terra fertile e ricca, già presente negli scritti degli autori del secolo precedente (2), viene confermata a metà ‘600 dal Beltrano: questi, dopo un esame accurato del territorio, conclude: “ …insomma non vi è quasi cosa da desiderare, che non vi sia, perché vi piove insino la manna dal Cielo” (3). Nello stesso periodo il di Linda osserva: “Abbonda incre-dibilmente di quanto fa bisogno al vivere humano et alle delicie ancora: frumento, orzo, et ogni biada, vini di varie sorti, olio, zuccaro, manna, miele, sale non solo nativo, ma di mare, fichi, limoni, cedri et altri nobili frutti. Non le mancano fiumi e fonti freschissime, acque thermali, colli di pascoli non meno grassi che ameni, selve densissime, valli fertilissime, onde ha gran quantità di habitanti, ma habitata di gente fiera nelle vendette, ha meritati severissimi gastighi di terremoti più volte da Dio” (4). Anche dopo la tremenda crisi della seconda metà del ‘600, verificatasi in seguito ai moti del ‘1647-’48 ed alla peste del ‘56, il Fiore descrive la Calabria con gli stessi accenti entusiastici dei suoi predecessori (5), quasi fosse un “topos” letterario immaginare la regione in modo idilliaco.

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Descrizione

Nelle “Croniche” del Marafioti la Calabria viene descritta come una terra fertile e ricca, capace di fornire “quanto di buono si produce... per uso di se medesima, e di tutta Italia” (1); l’idea di una terra fertile e ricca, già presente negli scritti degli autori del secolo precedente (2), viene confermata a metà ‘600 dal Beltrano: questi, dopo un esame accurato del territorio, conclude: “ ...insomma non vi è quasi cosa da desiderare, che non vi sia, perché vi piove insino la manna dal Cielo” (3). Nello stesso periodo il di Linda osserva: “Abbonda incre-dibilmente di quanto fa bisogno al vivere humano et alle delicie ancora: frumento, orzo, et ogni biada, vini di varie sorti, olio, zuccaro, manna, miele, sale non solo nativo, ma di mare, fichi, limoni, cedri et altri nobili frutti. Non le mancano fiumi e fonti freschissime, acque thermali, colli di pascoli non meno grassi che ameni, selve densissime, valli fertilissime, onde ha gran quantità di habitanti, ma habitata di gente fiera nelle vendette, ha meritati severissimi gastighi di terremoti più volte da Dio” (4). Anche dopo la tremenda crisi della seconda metà del ‘600, verificatasi in seguito ai moti del ‘1647-’48 ed alla peste del ‘56, il Fiore descrive la Calabria con gli stessi accenti entusiastici dei suoi predecessori (5), quasi fosse un “topos” letterario immaginare la regione in modo idilliaco.

Informazioni aggiuntive

Autore: Mario Sirago EAN/ISB:
Editore: Gangemi Editore Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: ita Estratto: Leggi

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