Italiani e antifascisti in Tunisia negli anni Trenta

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Percorsi di una difficile identità a cura di Lucia Valenzi

COD: EDGT4795

Descrizione

Nella Tunisi degli anni Trenta un gruppo di giovani appartenenti alla élite culturale ed economica della comunità italiana decide di abbandonare gli agi di una condizione privilegiata per affrontare la scelta politica antifascista. Quali sono le motivazioni di questa scelta di vita? La Tunisia di quegli anni è un laboratorio politico di presenze antifasciste molto vicino alla realtà europea. Sull’onda delle speranze suscitate dalla guerra di Spagna e dalla vittoria del Fronte popolare in Francia, nasce all’interno della numerosa comunità italiana (quasi 100.000 individui) un’opposizione che vede protagonisti i giovani italo-tunisini. Uno dei loro obiettivi è rovesciare lo stereotipo ‘italiano=fascista’ mettendo in luce l’esistenza di una diversa identità italiana fondata sull’antifascismo. Dopo l’assassinio del falegname siciliano Giuseppe Miceli il Centro Estero del PCI invia a Tunisi Giorgio Amendola e Velio Spano, per dare respiro internazionale all’attività dei tunisini. In seguito molti di questo gruppo (i fratelli Bensasson, i fratelli Gallico, Marco Vais, Maurizio Valenzi ecc.) raggiungono l’Italia dopo la guerra per ricoprire incarichi significativi nel Partito. Le vicende di questi giovani antifascisti sono ricostruite attraverso le relazioni delle spie del consolato fascista, le memorie e i ricordi dei protagonisti e il battagliero periodico «L’Italiano di Tunisi», manifesto della loro azione.

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Nella Tunisi degli anni Trenta un gruppo di giovani appartenenti alla élite culturale ed economica della comunità italiana decide di abbandonare gli agi di una condizione privilegiata per affrontare la scelta politica antifascista. Quali sono le motivazioni di questa scelta di vita? La Tunisia di quegli anni è un laboratorio politico di presenze antifasciste molto vicino alla realtà europea. Sull’onda delle speranze suscitate dalla guerra di Spagna e dalla vittoria del Fronte popolare in Francia, nasce all’interno della numerosa comunità italiana (quasi 100.000 individui) un’opposizione che vede protagonisti i giovani italo-tunisini. Uno dei loro obiettivi è rovesciare lo stereotipo ‘italiano=fascista’ mettendo in luce l’esistenza di una diversa identità italiana fondata sull’antifascismo. Dopo l’assassinio del falegname siciliano Giuseppe Miceli il Centro Estero del PCI invia a Tunisi Giorgio Amendola e Velio Spano, per dare respiro internazionale all’attività dei tunisini. In seguito molti di questo gruppo (i fratelli Bensasson, i fratelli Gallico, Marco Vais, Maurizio Valenzi ecc.) raggiungono l’Italia dopo la guerra per ricoprire incarichi significativi nel Partito. Le vicende di questi giovani antifascisti sono ricostruite attraverso le relazioni delle spie del consolato fascista, le memorie e i ricordi dei protagonisti e il battagliero periodico «L’Italiano di Tunisi», manifesto della loro azione.

Informazioni aggiuntive

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Editore: Protezione:
Formati disponibili: Pagine versione cartacea:
Lingua: Estratto:

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