Intraducibile perdonodi Paolo Quaregna

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Descrizione

Nei suoi film e documentari, Paolo Quaregna ha spesso raccontato storie di popoli lontani per cultura e tradizioni. Fra questi, un posto privilegiato nel suo cuore e nei suoi interessi occupano certamente gli Innu, gli Anishnabeg e gli Inuit del Québec, con i quali ha trascorso lunghi periodi di fratellanza. Affascinato dalla pratica nomade degli autoctoni canadesi, che se non trovano cibo (oggi lavoro) in un territorio si spostano in un altro senza per questo scacciare altri esseri viventi (umani e non), si è trovato a condividere la loro stessa filosofia, cercando altrove le sue narrazioni. All’inizio di questo libro si trova solo, di notte, ad affrontare una tempesta di neve per raggiungere i suoi amici autoctoni a Sept-Îles, nel gelido Nord. Siamo nel 2020, e in una regione vicina a Vancouver delle anomalie in un terreno rivelano probabili sepolture anonime di più di duecento bambini. La notizia suscita sdegno e commozione in tutto il mondo, ma non sorprende né il regista italiano né i suoi amici del Québec. La scoperta è infatti solo la prova più macabra degli effetti del “neocolonialismo interno” operato dalle autorità canadesi per tutto il Novecento con l’istituzione delle Scuole residenziali e risoltosi in un vero e proprio genocidio etnico e culturale. Nel 2008 il governo ha riconosciuto lo storico errore, formulando una tardiva quanto significativa richiesta di “perdono” e istituendo la Commissione Verità e Riconciliazione. Anche la Chiesa cattolica ha ammesso le proprie colpe, e la “visita penitenziale” di Papa Francesco del 2022 per incontrare le vittime delle politiche di assimilazione ne ha dato conferma. Quaregna ripercorre per noi questo cammino della memoria, che si intreccia sorprendentemente alla storia della sua famiglia: una rivelazione del motivo intimo della sua nomade ricerca e la ragione ultima di questo libro profondo e coinvolgente.

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Nei suoi film e documentari, Paolo Quaregna ha spesso raccontato storie di popoli lontani per cultura e tradizioni. Fra questi, un posto privilegiato nel suo cuore e nei suoi interessi occupano certamente gli Innu, gli Anishnabeg e gli Inuit del Québec, con i quali ha trascorso lunghi periodi di fratellanza. Affascinato dalla pratica nomade degli autoctoni canadesi, che se non trovano cibo (oggi lavoro) in un territorio si spostano in un altro senza per questo scacciare altri esseri viventi (umani e non), si è trovato a condividere la loro stessa filosofia, cercando altrove le sue narrazioni. All’inizio di questo libro si trova solo, di notte, ad affrontare una tempesta di neve per raggiungere i suoi amici autoctoni a Sept-Îles, nel gelido Nord. Siamo nel 2020, e in una regione vicina a Vancouver delle anomalie in un terreno rivelano probabili sepolture anonime di più di duecento bambini. La notizia suscita sdegno e commozione in tutto il mondo, ma non sorprende né il regista italiano né i suoi amici del Québec. La scoperta è infatti solo la prova più macabra degli effetti del “neocolonialismo interno” operato dalle autorità canadesi per tutto il Novecento con l’istituzione delle Scuole residenziali e risoltosi in un vero e proprio genocidio etnico e culturale. Nel 2008 il governo ha riconosciuto lo storico errore, formulando una tardiva quanto significativa richiesta di “perdono” e istituendo la Commissione Verità e Riconciliazione. Anche la Chiesa cattolica ha ammesso le proprie colpe, e la “visita penitenziale” di Papa Francesco del 2022 per incontrare le vittime delle politiche di assimilazione ne ha dato conferma. Quaregna ripercorre per noi questo cammino della memoria, che si intreccia sorprendentemente alla storia della sua famiglia: una rivelazione del motivo intimo della sua nomade ricerca e la ragione ultima di questo libro profondo e coinvolgente.

Informazioni aggiuntive

Autore: Paolo Quaregna EAN/ISB: 9788892783263
Editore: Ultra Protezione: watermark |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea: 380
Lingua: ita Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Paolo Quaregna
Torinese, nel 1970 si è laureato in Economia e nel 1978 in Lettere. Nel 1982 ha realizzato il suo primo film per il cinema, cui seguiranno tre lungometraggi e una trentina di documentari. Un po’ emigrante, un po’ nomade, ha girato i suoi film con i nativi Inuit e Algonchini del Québec (Dancing North, 1998, Les Tambours d’Abitibi, 2000), con i Touareg, i Peul, e i Soninké dell’Africa subsahariana (Femmes du Sahel, 1995; Le Bon Èlève, 2006). Nel 2019 è tornato in Québec per realizzare La seconda patria, dedicato agli emigrati italiani, arrivati per ultimi in terre lontane e talvolta complici degli Innu, che ci erano nati e hanno resistito strenuamente a chi li voleva cacciare. Con Ultra nel 2022 ha pubblicato Granata rosso e verde.

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