Induismo e non violenzadi Donatella Dolcini

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Published in Sociologia n. 1/2016. Rivista quadrimestrale di Scienze Storiche e Sociali. Religione e violenza nella società contemporanea

COD: EDGT128906 Categorie: , ,

Descrizione

Parlare di induismo in realtà comporta una breve ma significativa serie di distinguo, resi necessari sia dalle profonde venature che ne percorrono il tessuto, ‘colorandolo’ diversamente – sivaismo, visnuismo, tantrismo, a loro volta individuate da contenuti particolari –, sia dalle tappe storiche da esso attraversate, in cui compare nella sua fase più antica sotto la denominazione di brahmanesimo, effettivamente – come conseguenza di varie commistioni di correnti di pensiero interne ed esterne – divenuto poi induismo, cioè degli indu – ma connotato anche da nomi diversi e ben specifici, a seconda delle ramificazioni singolarmente importanti e profonde cui esso si riconosce affratellato, almeno in buona parte, dalla comune ascendenza appunto brahmanica: buddhismo, giainismo (jainismo), sikhismo. Come sempre, risulta pertanto di maggiore esattezza e utilità mettere da parte l’arroganza tutta occidentale di creare distinzioni linguistiche, temporali, contenutistiche che corrispondono unicamente alla logica europea, per ricorrere al termine con il quale questa forma di religione viene più frequentemente indicata dai suoi aderenti, ossia sanātana dharma, la regola eterna, quella che scorre ieri, oggi, domani inalterata nella propria essenza. Le facce con cui essa si presenta nel tempo, le caratteristiche che espone via via alla luce della conoscenza, gli aspetti che viene sviluppando a seconda delle esigenze dei tempi, infatti, ne ribadiscono ogni volta che vengono esaminati la condivisione del ceppo originale, la sostanziale coincidenza dei presupposti di base, la continuità della tradizione. Tali fondamenti sono da rinvenire in primo luogo nella cieca fede nel sommo ordine cosmico (Rta), voluto da un inconoscibile. Essere supremo (brahman) e salvaguardato da un intransigente custode (dharma); in secondo nella trasmigrazione delle anime in una serie (sa(m)sāra) di innumerevoli involucri corporei, assegnati dal dharma in base alle azioni pregresse (karma) di ciascun essere, sino all’affrancamento finale (moksa o mukti) di quest’ultimo dal doloroso ciclo di incarnazioni.

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Descrizione

Parlare di induismo in realtà comporta una breve ma significativa serie di distinguo, resi necessari sia dalle profonde venature che ne percorrono il tessuto, 'colorandolo' diversamente – sivaismo, visnuismo, tantrismo, a loro volta individuate da contenuti particolari –, sia dalle tappe storiche da esso attraversate, in cui compare nella sua fase più antica sotto la denominazione di brahmanesimo, effettivamente – come conseguenza di varie commistioni di correnti di pensiero interne ed esterne – divenuto poi induismo, cioè degli indu – ma connotato anche da nomi diversi e ben specifici, a seconda delle ramificazioni singolarmente importanti e profonde cui esso si riconosce affratellato, almeno in buona parte, dalla comune ascendenza appunto brahmanica: buddhismo, giainismo (jainismo), sikhismo. Come sempre, risulta pertanto di maggiore esattezza e utilità mettere da parte l'arroganza tutta occidentale di creare distinzioni linguistiche, temporali, contenutistiche che corrispondono unicamente alla logica europea, per ricorrere al termine con il quale questa forma di religione viene più frequentemente indicata dai suoi aderenti, ossia sanātana dharma, la regola eterna, quella che scorre ieri, oggi, domani inalterata nella propria essenza. Le facce con cui essa si presenta nel tempo, le caratteristiche che espone via via alla luce della conoscenza, gli aspetti che viene sviluppando a seconda delle esigenze dei tempi, infatti, ne ribadiscono ogni volta che vengono esaminati la condivisione del ceppo originale, la sostanziale coincidenza dei presupposti di base, la continuità della tradizione. Tali fondamenti sono da rinvenire in primo luogo nella cieca fede nel sommo ordine cosmico (Rta), voluto da un inconoscibile. Essere supremo (brahman) e salvaguardato da un intransigente custode (dharma); in secondo nella trasmigrazione delle anime in una serie (sa(m)sāra) di innumerevoli involucri corporei, assegnati dal dharma in base alle azioni pregresse (karma) di ciascun essere, sino all'affrancamento finale (moksa o mukti) di quest'ultimo dal doloroso ciclo di incarnazioni.

Informazioni aggiuntive

Autore: Donatella Dolcini EAN/ISB: 9788849232738-06
Editore: Gangemi Editore Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: it Estratto: Leggi

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