Il giardino italiano del Novecentodi Caterina Tantillo

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Descrizione

«Nel buio il giardino si era spezzato, non era più un’armonia di colori e disegni, ma un sovrapporsi pauroso di masse d’ombra e ondate di profumi. Era uno scaturire misterioso di gradini marmorei e di zampilli d’acqua; uno svolgersi d’insidie in un labirinto dalle pareti vive». Il realismo magico di questa descrizione pubblicata da Paola Masino nel 1931 1, lo stesso anno della famosa mostra sul giardino italiano a Firenze, mi consente di inquadrare da un’angolatura diversa il tema del convegno di cui questo volume contiene gli atti. È l’angolatura che permette di cogliere nel giardino italiano del Novecento sia una presenza di donne (committenti, progettiste, letterate) superiore alla media del loro rapporto con l’arte e l’architettura nel medesimo secolo, sia una dose di inquietudine maggiore di quanto si ritenesse finora anche nell’uso dei modelli storici. Delle tre sessioni del convegno (Storia, Modernità, Identità) le prime due sono cronologiche, divise dalla Seconda guerra mondiale, e la terza tematica. Per il giardino italiano la prima metà del XX secolo è stata l’età della riscoperta, nel triplice senso dello studio, del restauro e del revival. Il tema è stato affrontato per la prima volta organicamente nel volume che l’Ufficio studi di questo Ministero pubblicò per le cure di Vincenzo Cazzato nel 1999 2 e da allora non sono mancati gli approfondimenti, grazie ai quali oggi possiamo comprendere meglio la polarità fra la dimensione internazionale e nazionale di questa rivalutazione nonché il suo rapporto con la nascente tutela del paesaggio. Dai saggi inclusi in questa sessione emergono alcuni filoni principali: il ruolo più ricognitivo che sperimentale delle mostre e quello invece propulsivo delle riviste; la linea anglo-fiorentina di recupero del giardino rinascimentale e la sua incidenza nell’“invenzione” del paesaggio toscano; l’orientamento che guardava alla teatralità barocca riferendosi piuttosto alla Francia; l’importanza del verde nella nascente museologia dei parchi archeologici. La seconda sessione riguarda un periodo meno indagato dagli studi a carattere generale, se si eccettua il capitolo sui parchi di sculture contemporanee che conclude il recente volume di Alberta Campitelli 3. Nel nostro convegno è stata adottata un’altra prospettiva, quella della mostra The Landscape of Work Il giardino 14 italiano del Novecento and Leisure organizzata a Londra nel 1948, dove, nella sezione italiana, figuravano le pioniere Elena Luzzatto e Maria Teresa Parpagliolo, i più anziani Michele Busiri Vici e Raffaele De Vico e il più giovane Pietro Porcinai, che sarebbe divenuto il più famoso. Infine, la terza sessione del convegno offre alcuni esempi di giardini sui generis che si potrebbero suddividere in due categorie: quelli che definirei autobiografici per via della correlazione strettissima con la personalità del committente, che a volte coincide con l’architetto, e quelli che definirei del Genius loci, per via della loro forza evocativa.
I limiti cronologici del Novecento hanno imposto di non considerare i progettisti che si inoltrano con la loro attività nel XXI secolo e i limiti di spazio hanno escluso alcune personalità già ben note. Giardini non citati nei saggi sono illustrati nella campagna fotografica condotta in occasione del convegno e molto altro ci auguriamo che possa essere aggiunto nei prossimi anni, anche avanzando nel primo quarto del nuovo millennio e considerando la relazione fra giardini e arte contemporanea che qui si è scelto di non trattare.

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«Nel buio il giardino si era spezzato, non era più un’armonia di colori e disegni, ma un sovrapporsi pauroso di masse d’ombra e ondate di profumi. Era uno scaturire misterioso di gradini marmorei e di zampilli d’acqua; uno svolgersi d’insidie in un labirinto dalle pareti vive». Il realismo magico di questa descrizione pubblicata da Paola Masino nel 1931 1, lo stesso anno della famosa mostra sul giardino italiano a Firenze, mi consente di inquadrare da un’angolatura diversa il tema del convegno di cui questo volume contiene gli atti. È l’angolatura che permette di cogliere nel giardino italiano del Novecento sia una presenza di donne (committenti, progettiste, letterate) superiore alla media del loro rapporto con l’arte e l’architettura nel medesimo secolo, sia una dose di inquietudine maggiore di quanto si ritenesse finora anche nell’uso dei modelli storici. Delle tre sessioni del convegno (Storia, Modernità, Identità) le prime due sono cronologiche, divise dalla Seconda guerra mondiale, e la terza tematica. Per il giardino italiano la prima metà del XX secolo è stata l’età della riscoperta, nel triplice senso dello studio, del restauro e del revival. Il tema è stato affrontato per la prima volta organicamente nel volume che l’Ufficio studi di questo Ministero pubblicò per le cure di Vincenzo Cazzato nel 1999 2 e da allora non sono mancati gli approfondimenti, grazie ai quali oggi possiamo comprendere meglio la polarità fra la dimensione internazionale e nazionale di questa rivalutazione nonché il suo rapporto con la nascente tutela del paesaggio. Dai saggi inclusi in questa sessione emergono alcuni filoni principali: il ruolo più ricognitivo che sperimentale delle mostre e quello invece propulsivo delle riviste; la linea anglo-fiorentina di recupero del giardino rinascimentale e la sua incidenza nell’“invenzione” del paesaggio toscano; l’orientamento che guardava alla teatralità barocca riferendosi piuttosto alla Francia; l’importanza del verde nella nascente museologia dei parchi archeologici. La seconda sessione riguarda un periodo meno indagato dagli studi a carattere generale, se si eccettua il capitolo sui parchi di sculture contemporanee che conclude il recente volume di Alberta Campitelli 3. Nel nostro convegno è stata adottata un’altra prospettiva, quella della mostra The Landscape of Work Il giardino 14 italiano del Novecento and Leisure organizzata a Londra nel 1948, dove, nella sezione italiana, figuravano le pioniere Elena Luzzatto e Maria Teresa Parpagliolo, i più anziani Michele Busiri Vici e Raffaele De Vico e il più giovane Pietro Porcinai, che sarebbe divenuto il più famoso. Infine, la terza sessione del convegno offre alcuni esempi di giardini sui generis che si potrebbero suddividere in due categorie: quelli che definirei autobiografici per via della correlazione strettissima con la personalità del committente, che a volte coincide con l’architetto, e quelli che definirei del Genius loci, per via della loro forza evocativa. I limiti cronologici del Novecento hanno imposto di non considerare i progettisti che si inoltrano con la loro attività nel XXI secolo e i limiti di spazio hanno escluso alcune personalità già ben note. Giardini non citati nei saggi sono illustrati nella campagna fotografica condotta in occasione del convegno e molto altro ci auguriamo che possa essere aggiunto nei prossimi anni, anche avanzando nel primo quarto del nuovo millennio e considerando la relazione fra giardini e arte contemporanea che qui si è scelto di non trattare.

Informazioni aggiuntive

Autore: Caterina Tantillo EAN/ISB: 9788849254242
Editore: Gangemi Editore Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea: 386
Lingua: ita Estratto: Leggi

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