Il dramma dell’esistenza mancatadi Franco Di Giorgi

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Dell’essere sé stessi e della falsificazione

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Descrizione

Ibsen occupa un posto di rilievo nella drammaturgia, non solo norvegese. Muovendosi nello stesso solco tracciato dai maestri del sospetto (Marx, Nietzsche e Freud), i suoi drammi, dopo aver inquietato la coscienza europea di fine Ottocento e del Novecento, continuano a turbare anche quella del terzo millennio. Il drammaturgo scandinavo trascina l’individuo non soltanto dinanzi alla propria coscienza scissa, alienata o falsificata, ma anche di fronte alla coscienza altrettanto estraniata e alle contraddizioni del proprio tempo. Il rimedio per una tale falsificazione individuale e sociale è individuato da Ibsen nell’attenersi al vero, nel recupero non di una vita pur che sia, ma della propria vita, affinché l’individuo non sia più a disposizione del sistema, ma sia il sistema – come diceva già Platone – a migliorarsi, valorizzando la vocazione o la predisposizione dell’individuo. Un recupero non facile, perché il rigido attenersi al vero può peggiorare le cose. Resta allora il dialogo con l’altro, con un Tu che ci è pathicamente proprio, l’unica via per inverare sé stessi e il mondo, per correggere un’esistenza mancata.

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Ibsen occupa un posto di rilievo nella drammaturgia, non solo norvegese. Muovendosi nello stesso solco tracciato dai maestri del sospetto (Marx, Nietzsche e Freud), i suoi drammi, dopo aver inquietato la coscienza europea di fine Ottocento e del Novecento, continuano a turbare anche quella del terzo millennio. Il drammaturgo scandinavo trascina l’individuo non soltanto dinanzi alla propria coscienza scissa, alienata o falsificata, ma anche di fronte alla coscienza altrettanto estraniata e alle contraddizioni del proprio tempo. Il rimedio per una tale falsificazione individuale e sociale è individuato da Ibsen nell’attenersi al vero, nel recupero non di una vita pur che sia, ma della propria vita, affinché l’individuo non sia più a disposizione del sistema, ma sia il sistema – come diceva già Platone – a migliorarsi, valorizzando la vocazione o la predisposizione dell’individuo. Un recupero non facile, perché il rigido attenersi al vero può peggiorare le cose. Resta allora il dialogo con l’altro, con un Tu che ci è pathicamente proprio, l’unica via per inverare sé stessi e il mondo, per correggere un’esistenza mancata.

Informazioni aggiuntive

Autore: Franco Di Giorgi EAN/ISB:
Editore: Mimesis Edizioni Protezione: watermark |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Franco Di Giorgi
Franco Di Giorgi (1954) si è laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Torino con una tesi sull’estetica di J.-F. Lyotard e per più di vent’anni ha insegnato storia e filosofia al liceo scientifico “A. Gramsci” di Ivrea. La sua riflessione si pone alla ricerca di interferenze tra filosofia, memorialistica, esegesi biblica (Giobbe, Paolo, Tommaso) ed estetica letteraria, artistica e musicale (Tolstoj, Flaubert, Rilke, Proust, Ibsen, Michelangelo, Pergolesi, Vivaldi, Beethoven, Rachmaninov, Mahler).

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