Il dispersodi Maurizio Cucchi

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Descrizione

La coerenza, la forza stilistica di questo libro alla sua prima uscita, nel ’76, si imposero come un punto di riferimento nel panorama letterario italiano. A tanta distanza dalla sua uscita, il testo viene riproposto nella sua integrità, con minimi ritocchi. Nomi propri di persona o di luogo recingono un ambito al contempo biografico e geografico. Difficile indicare con esattezza i protagonisti delle storie raccontate. Dietro l’eroe (un soggetto prossimo alla dissoluzione, che avverte con angoscia l’incombere del padre), sfilano i testimoni di un incidente, di un crimine, di una vita, posti in un universo concentrazionario che può essere, indifferentemente, quello di un condominio, di una gita, di un ufficio. Riallacciandosi all’espressionismo lombardo, Cucchi mostra al contempo di aver assimilato la lezione europea di Samuel Beckett. Non c’è una trama, bensì il suo disfarsi narrativo, secondo canoni che si direbbero atonali. Voci e frammenti emergono come fitte di un’unica, estenuata emorragia, e su uno sfondo piccolo-borghese la partitura della pagina si organizza come un regesto del nulla. Le briciole, i residui, i rimasugli, una morbosa claustrofilia domestica, fanno così da controcanto a un io che avverte con orrore la minaccia del sangue. Forse è per questo che l’auscultazione di mondo e carne darà identico esito, e al suono perturbante della casa («avrei giurato / di sentire come un cric crac / di là, in cucina») risponderà la stessa eco nel corpo («Il cuore / è inarrivabile. Ma una cilecca un cric / un crac un forellino un micro- / ingranaggio un tic / un ossicino un’unghia un bulbo / una ghiandolina»). Lenticolare e concentrica, la forza del Disperso rimane a tutt’oggi esemplare, nella sua intatta capacità di tradurre la fibrillazione psichica in parola poetica.
Valerio Magrelli

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Descrizione

La coerenza, la forza stilistica di questo libro alla sua prima uscita, nel '76, si imposero come un punto di riferimento nel panorama letterario italiano. A tanta distanza dalla sua uscita, il testo viene riproposto nella sua integrità, con minimi ritocchi. Nomi propri di persona o di luogo recingono un ambito al contempo biografico e geografico. Difficile indicare con esattezza i protagonisti delle storie raccontate. Dietro l’eroe (un soggetto prossimo alla dissoluzione, che avverte con angoscia l’incombere del padre), sfilano i testimoni di un incidente, di un crimine, di una vita, posti in un universo concentrazionario che può essere, indifferentemente, quello di un condominio, di una gita, di un ufficio. Riallacciandosi all’espressionismo lombardo, Cucchi mostra al contempo di aver assimilato la lezione europea di Samuel Beckett. Non c’è una trama, bensì il suo disfarsi narrativo, secondo canoni che si direbbero atonali. Voci e frammenti emergono come fitte di un’unica, estenuata emorragia, e su uno sfondo piccolo-borghese la partitura della pagina si organizza come un regesto del nulla. Le briciole, i residui, i rimasugli, una morbosa claustrofilia domestica, fanno così da controcanto a un io che avverte con orrore la minaccia del sangue. Forse è per questo che l’auscultazione di mondo e carne darà identico esito, e al suono perturbante della casa («avrei giurato / di sentire come un cric crac / di là, in cucina») risponderà la stessa eco nel corpo («Il cuore / è inarrivabile. Ma una cilecca un cric / un crac un forellino un micro- / ingranaggio un tic / un ossicino un’unghia un bulbo / una ghiandolina»). Lenticolare e concentrica, la forza del Disperso rimane a tutt’oggi esemplare, nella sua intatta capacità di tradurre la fibrillazione psichica in parola poetica.
Valerio Magrelli

Informazioni aggiuntive

Autore: Maurizio Cucchi EAN/ISB: 9788823520127
Editore: Guanda Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea: 96
Lingua: it Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Maurizio Cucchi
Maurizio Cucchi è nato a Milano, dive vive, il 20 settembre 1945. Poeta, ha esordito nel 1976 con Il disperso (Mondadori, nuova ed. Guanda 2018), poi compreso, con le successive raccolte, nel riassuntivo Poesie 1963-2015 (Oscar Mondadori, 2016). Ha pubblicato i versi per teatro Jeanne d’Arc e il suo doppio (Guanda, 2008) e la raccolta Paradossalmente e con affanno (Einaudi, 2017) comprendente in  gran parte testi giovanili. È autore dei romanzi Il male è nelle cose (Mondadori, 2005), La maschera ritratto (Mondadori, 2011) e L’indifferenza dell’assassino (Guanda, 2012); inoltre del volume di prose La traversata di Milano (Mondadori, 2007). Ha pubblicato una raccolta di saggi e articoli: Cronache di poesia del Novecento (Gaffi, 2010). Ha curato, con Stefano Giovanardi, l’antologia Poeti italiani del secondo Novecento, 1945-1995 (Mondadori, 2004). Ha tradotto l'intera opera narrativa di Stendhal in tre volumi per i Meridiani Mondadori (1996,2002,2008). Collabora con "Il Giorno»", "La Stampa" e  "Avvenire".

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