Il caso Giulio Cesare

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Descrizione

Postfazione di Christian Parenti

L’assassinio di Cesare come esito di un lungo conflitto tra oligarchia e popolo.
Da una delle voci più originali della sinistra americana, un’appassionante indagine storica sulla fine della Repubblica romana.

L’assassinio di Giulio Cesare è uno degli episodi più celebri della storia antica. Per secoli è stato raccontato soprattutto come il gesto estremo di uomini liberi contro un tiranno. Il politologo Michael Parenti, tra gli intellettuali più originali e influenti della sinistra americana, riapre il caso a partire dai conflitti sociali che attraversavano Roma: dietro le idi di marzo non ci fu la difesa della Repubblica, ma l’esito violento di una lunga contrapposizione tra l’oligarchia senatoria, decisa a proteggere i propri privilegi, e il popolo. Per ricostruire come maturò la congiura, Parenti allarga lo sguardo alla società romana: «È una storia di latifondi e squadracce, di padroni e schiavi, di patriarchi e donne sottomesse, capitalisti sfruttatori e province saccheggiate, capipopolo profittatori e rivolte urbane». In una Repubblica così lacerata, le pur limitate riforme di Cesare bastarono perché l’aristocrazia vedesse in lui una minaccia da eliminare al pari dei leader popolari che lo avevano preceduto. Ne emerge un delitto di classe, che precipitò Roma in nuove guerre civili e aprì la strada all’Impero.

Con una scrittura coinvolgente e una documentazione solidissima, Parenti smonta il mito del tirannicidio e mostra come la nostra immagine di Roma sia stata modellata da una storiografia che ha privilegiato il punto di vista delle élite e ridotto la gente comune a una massa irrazionale e violenta. In questa nuova luce, anche altri personaggi storici assurti a simboli della virtù civica – da Cicerone a Bruto – si rivelano difensori degli interessi dell’oligarchia.

Il caso Giulio Cesare è una magistrale rilettura “dal basso” della fine della Repubblica romana. Lo studio di quell’assassinio, scrive Parenti, «rivela qualcosa di importante sulla natura del potere politico, del potere di classe e sulla lotta di un popolo per la democrazia e per la giustizia sociale – problemi che ci riguardano ancora da vicino».

«Parenti ricostruisce i conflitti della tarda Repubblica con una narrazione così avvincente e un’analisi storica così approfondita da offrire un’importante alternativa alle interpretazioni consuete di Cesare e dell’Impero romano».
«Publishers Weekly»

«Quando un politologo radical esamina le dinamiche di potere delle idi di marzo, gli ammiratori borghesi e i cultori della retorica di quello “schiavista arricchito” di Cicerone possono solo farsi da parte».
Giusto Traina

«Provocatorio ed eloquente».
Howard Zinn

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Descrizione

Postfazione di Christian Parenti

L’assassinio di Cesare come esito di un lungo conflitto tra oligarchia e popolo.
Da una delle voci più originali della sinistra americana, un’appassionante indagine storica sulla fine della Repubblica romana.

L’assassinio di Giulio Cesare è uno degli episodi più celebri della storia antica. Per secoli è stato raccontato soprattutto come il gesto estremo di uomini liberi contro un tiranno. Il politologo Michael Parenti, tra gli intellettuali più originali e influenti della sinistra americana, riapre il caso a partire dai conflitti sociali che attraversavano Roma: dietro le idi di marzo non ci fu la difesa della Repubblica, ma l’esito violento di una lunga contrapposizione tra l’oligarchia senatoria, decisa a proteggere i propri privilegi, e il popolo. Per ricostruire come maturò la congiura, Parenti allarga lo sguardo alla società romana: «È una storia di latifondi e squadracce, di padroni e schiavi, di patriarchi e donne sottomesse, capitalisti sfruttatori e province saccheggiate, capipopolo profittatori e rivolte urbane». In una Repubblica così lacerata, le pur limitate riforme di Cesare bastarono perché l’aristocrazia vedesse in lui una minaccia da eliminare al pari dei leader popolari che lo avevano preceduto. Ne emerge un delitto di classe, che precipitò Roma in nuove guerre civili e aprì la strada all’Impero.

Con una scrittura coinvolgente e una documentazione solidissima, Parenti smonta il mito del tirannicidio e mostra come la nostra immagine di Roma sia stata modellata da una storiografia che ha privilegiato il punto di vista delle élite e ridotto la gente comune a una massa irrazionale e violenta. In questa nuova luce, anche altri personaggi storici assurti a simboli della virtù civica – da Cicerone a Bruto – si rivelano difensori degli interessi dell’oligarchia.

Il caso Giulio Cesare è una magistrale rilettura “dal basso” della fine della Repubblica romana. Lo studio di quell’assassinio, scrive Parenti, «rivela qualcosa di importante sulla natura del potere politico, del potere di classe e sulla lotta di un popolo per la democrazia e per la giustizia sociale – problemi che ci riguardano ancora da vicino».

«Parenti ricostruisce i conflitti della tarda Repubblica con una narrazione così avvincente e un’analisi storica così approfondita da offrire un’importante alternativa alle interpretazioni consuete di Cesare e dell’Impero romano».
«Publishers Weekly»

«Quando un politologo radical esamina le dinamiche di potere delle idi di marzo, gli ammiratori borghesi e i cultori della retorica di quello “schiavista arricchito” di Cicerone possono solo farsi da parte».
Giusto Traina

«Provocatorio ed eloquente».
Howard Zinn

Informazioni aggiuntive

Autore: EAN/ISB: 9791259679260
Editore: Fazi Editore Protezione: watermark |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: ita Estratto:

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