Il capitalismo in un contesto ostile

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Faide, lotta di classe, migrazioni nella Calabria tra Otto e Novecento

COD: EDGT128834 Categorie: ,

Descrizione

«Il conflitto sociale non rappresenta l’unica arma a disposizione di contadini e proletari nelle loro lotte contro lo sfruttamento e la periferizzazione. L’esperienza storica della Calabria dimostra l’importanza dell’emigrazione come fenomeno che può sostituire e completare il conflitto sociale nella definizione dei processi di sviluppo».

Come nasce il capitalismo in un contesto nel quale le relazioni economiche prevalenti sono orientate in tutt’altra direzione? E come è accaduto che aree periferiche dello sviluppo siano entrate nella sfera di influenza del capitalismo mantenendo tuttavia, almeno per una lunga fase, caratteristiche profondamente diverse da quelle che il «modello originario» avrebbe prescritto? Gli interrogativi sottesi a questo saggio – scritto negli anni ottanta a quattro mani e direttamente in lingua inglese da due tra i più significativi studiosi della sociologia storica contemporanea, e pubblicato ora per la prima volta in traduzione italiana – sono davvero di grande respiro storico, al punto da avere rappresentato, nella letteratura sul capitalismo, uno degli apporti più originali. Per affrontare storicamente la questione, Arrighi e Piselli sceglievano come terreno della loro ricerca sul campo la crisi del modello economico produttivo del latifondo calabrese dell’Ottocento. Quella dissoluzione diede in effetti origine – è l’argomento sviluppato con grande forza e suggestione dagli autori – non a un univoco modello, ma a ben tre diversi esiti distinti, che hanno poi caratterizzato la società calabrese nei decenni successivi: quello del Crotonese, più vicino all’esito dell’impresa capitalistica e del lavoro salariato; quello del Cosentino, sviluppatosi nella direzione della piccola proprietà contadina, a metà tra autoconsumo e mercato; e quello della Piana di Gioia Tauro, caratterizzato dalla crescita di aziende capitalistiche medio-piccole, in grado di difendersi dalla concorrenza esterna anche attraverso l’esercizio di poteri criminali. Lo studio del caso calabrese diviene, in questo magistrale saggio di sociologia storica, un esempio di analisi dei contesti che consente di leggere le differenze dello sviluppo, senza presentarle come inspiegabili «anomalie».

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«Il conflitto sociale non rappresenta l’unica arma a disposizione di contadini e proletari nelle loro lotte contro lo sfruttamento e la periferizzazione. L’esperienza storica della Calabria dimostra l’importanza dell’emigrazione come fenomeno che può sostituire e completare il conflitto sociale nella definizione dei processi di sviluppo». Come nasce il capitalismo in un contesto nel quale le relazioni economiche prevalenti sono orientate in tutt’altra direzione? E come è accaduto che aree periferiche dello sviluppo siano entrate nella sfera di influenza del capitalismo mantenendo tuttavia, almeno per una lunga fase, caratteristiche profondamente diverse da quelle che il «modello originario» avrebbe prescritto? Gli interrogativi sottesi a questo saggio – scritto negli anni ottanta a quattro mani e direttamente in lingua inglese da due tra i più significativi studiosi della sociologia storica contemporanea, e pubblicato ora per la prima volta in traduzione italiana – sono davvero di grande respiro storico, al punto da avere rappresentato, nella letteratura sul capitalismo, uno degli apporti più originali. Per affrontare storicamente la questione, Arrighi e Piselli sceglievano come terreno della loro ricerca sul campo la crisi del modello economico produttivo del latifondo calabrese dell’Ottocento. Quella dissoluzione diede in effetti origine – è l’argomento sviluppato con grande forza e suggestione dagli autori – non a un univoco modello, ma a ben tre diversi esiti distinti, che hanno poi caratterizzato la società calabrese nei decenni successivi: quello del Crotonese, più vicino all’esito dell’impresa capitalistica e del lavoro salariato; quello del Cosentino, sviluppatosi nella direzione della piccola proprietà contadina, a metà tra autoconsumo e mercato; e quello della Piana di Gioia Tauro, caratterizzato dalla crescita di aziende capitalistiche medio-piccole, in grado di difendersi dalla concorrenza esterna anche attraverso l’esercizio di poteri criminali. Lo studio del caso calabrese diviene, in questo magistrale saggio di sociologia storica, un esempio di analisi dei contesti che consente di leggere le differenze dello sviluppo, senza presentarle come inspiegabili «anomalie».

Informazioni aggiuntive

Autore: EAN/ISB: 9788868435837
Editore: Donzelli Editore Protezione: none | acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: it Estratto: Leggi

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