Descrizione
Nel corso del XX secolo, in diversi ambiti disciplinari, si è condotta una revisione dei paradigmi che erano al fondamento del pensiero moderno occidentale. Oltre a una forte identità di interessi attorno ad alcuni temi principali, raccolti in questo lavoro per sommi capi, si è verificata una convergenza del dibattito verso un nodo nel quale sembrano raccogliersi molti dei timori e delle istanze che animano la nostra cultura: la responsabilità. In proposito le donne hanno dato la loro interpretazione a partire dalla propria specificità mettendo a disposizione l’immensa eredità della sapienza del lavoro di cura che, pur includendo la responsabilità, ne travalica i limiti assumendo l’aspetto di una tecnica/etica. L’ipotesi presa in considerazione in questo saggio, è che questa tecnica/etica possa costituire un modello esportabile anche in architettura. Si rilegge così il lavoro di alcune/i progettiste/i attraverso le categorie della cura: una chiave inedita, utile a gettare luce nei coni d’ombra dell’architettura per fornire nuovi punti di vista e quindi nuovi strumenti di lavoro.Dalla Prefazione di Ida Faré (…) La panchina a dorso di mulo in lucido acciaio fabbricata apposta per impedire il sonno al vagabondo, la grata del marciapiede che imprigiona i tacchi sottili delle scarpe femminili, i comodini di ferro delle camerate d’ospedale che tolgono al malato lo spazio minimo delle cose personali, i gradini troppo alti o troppo lunghi che non tengono conto del passo di un bambino o di un vecchio… potremmo elencare una serie infinita di cose “crudeli” costruite a dispetto del corpo o meglio dei corpi, dei loro movimenti, delle loro imperfezioni. (…) È il corpo invece l’ipertesto complesso e reticolare che con i gesti della vita materiale e quotidiana, misura, accoglie, o squalifica ogni cosa costruita. Ed è con questo sguardo a un’architettura vivente, poiché in relazione ai corpi, che si è affrontato il tema della cura. (…)Anche la cura infatti è un’operazione complessa, dotata di temporalità imprevedibili, che attraverso gesti effimeri produce qualcosa di materiale come la vita dei corpi, è un’attenzione multipla e mutevole, un vero corpo a corpo che di volta in volta stabilisce misure diverse per la sua stessa azione.Tutti questi attributi Annalisa Marinelli ha cercato di accordarli al progetto in architettura, rintracciandoli di qua e di là, prodotti da intelligenze femminili o maschili, come attrezzi preziosi e adatti al mondo che viene. (…)
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Informazioni aggiuntive
| Autore: | EAN/ISB: |
| Editore: | Protezione: |
| Formati disponibili: | Pagine versione cartacea: |
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