Contando i chadordi Paola Dezza

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Descrizione

Appena arrivata a Teheran dalla Milano degli anni Settanta, una bambina schiaccia il naso contro il finestrino dell’auto e inizia a contare le donne avvolte nei chador. A cento, ricomincia. Quelle figure nere sembrano fantasmi che attraversano la capitale. È il primo impatto con un mondo sconosciuto che la bambina non può capire, ma solo contare. Paola Dezza accompagna il lettore dentro una Teheran osservata all’altezza dello sguardo infantile. Una grande città caotica di taxi condivisi impregnati di sudore, cipolla e montone, bazar dove spezie, petali e frutta secca si accumulano in montagne variopinte, piscine per expat presidiate da cani lupo, hotel internazionali… Il racconto procede attraverso episodi della nuova vita iraniana come il terrore di perdere lo scuolabus e restare sola davanti a numeri incomprensibili. Le contraddizioni di una società antica che si modernizza non sono solo un contrasto di colori. Sullo sfondo della metropoli, ai piedi dei monti Elborz, si insinuano tensione e paura. I manifestanti urlano slogan contro lo scià e l’America. Il coprifuoco entra nella quotidianità, i soldati presidiano le strade, e le banche vengono date alle fiamme. Iniziano a circolare voci di violenze e gli stranieri se ne vanno. La rivoluzione rompe gli argini e si prepara il ritorno dell’ayatollah Khomeini dall’esilio parigino. L’infanzia protetta si incrina e il racconto di un arrivo si trasforma nell’attesa di una partenza. Contando i chador è un intreccio di storie, in sottofondo il rumore del Concorde dello scià nel cielo, il sapore aspro delle prugne acerbe immerse nel sale, quello stucchevole del gelato alla rosa, e infine un tappeto, testimone polveroso di una vita trascorsa tra due mondi.

La scoperta del chador è stata il primo vero impatto con Teheran. Erano le musulmane più osservanti che incontravamo nelle vie della città bassa. Le signore della borghesia uscivano invece a capo scoperto. Divenne il nostro gioco indossare il chador con le prime stoffe acquistate al bazar. Mentre giocavamo, papà spiegava le regole musulmane di quel Paese che lo affascinava, profondamente legato alle tradizioni ma in fuga verso la modernità. Perché ragazze, mogli e mamme nascondevano i capelli? Fino ad allora avevo visto solo donne con capigliature al vento.

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Descrizione

Appena arrivata a Teheran dalla Milano degli anni Settanta, una bambina schiaccia il naso contro il finestrino dell’auto e inizia a contare le donne avvolte nei chador. A cento, ricomincia. Quelle figure nere sembrano fantasmi che attraversano la capitale. È il primo impatto con un mondo sconosciuto che la bambina non può capire, ma solo contare. Paola Dezza accompagna il lettore dentro una Teheran osservata all’altezza dello sguardo infantile. Una grande città caotica di taxi condivisi impregnati di sudore, cipolla e montone, bazar dove spezie, petali e frutta secca si accumulano in montagne variopinte, piscine per expat presidiate da cani lupo, hotel internazionali... Il racconto procede attraverso episodi della nuova vita iraniana come il terrore di perdere lo scuolabus e restare sola davanti a numeri incomprensibili. Le contraddizioni di una società antica che si modernizza non sono solo un contrasto di colori. Sullo sfondo della metropoli, ai piedi dei monti Elborz, si insinuano tensione e paura. I manifestanti urlano slogan contro lo scià e l’America. Il coprifuoco entra nella quotidianità, i soldati presidiano le strade, e le banche vengono date alle fiamme. Iniziano a circolare voci di violenze e gli stranieri se ne vanno. La rivoluzione rompe gli argini e si prepara il ritorno dell’ayatollah Khomeini dall’esilio parigino. L’infanzia protetta si incrina e il racconto di un arrivo si trasforma nell’attesa di una partenza. Contando i chador è un intreccio di storie, in sottofondo il rumore del Concorde dello scià nel cielo, il sapore aspro delle prugne acerbe immerse nel sale, quello stucchevole del gelato alla rosa, e infine un tappeto, testimone polveroso di una vita trascorsa tra due mondi.
La scoperta del chador è stata il primo vero impatto con Teheran. Erano le musulmane più osservanti che incontravamo nelle vie della città bassa. Le signore della borghesia uscivano invece a capo scoperto. Divenne il nostro gioco indossare il chador con le prime stoffe acquistate al bazar. Mentre giocavamo, papà spiegava le regole musulmane di quel Paese che lo affascinava, profondamente legato alle tradizioni ma in fuga verso la modernità. Perché ragazze, mogli e mamme nascondevano i capelli? Fino ad allora avevo visto solo donne con capigliature al vento.

Informazioni aggiuntive

Autore: Paola Dezza EAN/ISB: 9788854535428
Editore: Neri Pozza Protezione: acs4 |
Formati disponibili: epub Pagine versione cartacea:
Lingua: ita Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Paola Dezza
Paola Dezza è nata a Milano, ha vissuto in Arizona, Iran e a Parigi. Fino agli inizi della rivoluzione del 1979 è a Teheran e riesce a fuggire con i genitori via Baghdad. Attualmente lavora al Sole 24 Ore, dove è caporedattrice dell’edizione del lunedì. Di tutti i luoghi in cui ha vissuto, l’Iran è quello che le è rimasto nel cuore.

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