Bello da moriredi Vincenzo Susca

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Descrizione

Da tre secoli l’arte scivola fuori dalle sue cornici per confondersi con la vita: dalle metropoli moderne alle avanguardie storiche, dalle esposizioni universali alla televisione, fino ai filtri di Instagram, alla skincare e alle vetrine digitali. Nel vortice che unisce kitsch, spettacolo e quotidianità, la bellezza esonda dalle gallerie, dai musei e dalle accademie in cui era custodita e si fa contagiosa, virale: copia e incolla, muta, prolifera, invade gli interstizi dell’esperienza. Diventa carne. È una bellezza gassosa, elettrica, algoritmica e, in fondo, tossica.

Solleva la gente comune allo statuto di performer e trascina l’arte nel ritmo convulso dell’emozione pubblica, tra NFT, Labubu, cuoricini, botox e unicorni. Sgorga da luoghi inattesi – dalle strade ai feed, dai musei alle webcam passando per Dall-e e ChatGPT – trasfigurando corpi, immagini e oggetti, tanto da annientare il confine tra esistenza, arte, media e merce.

Nel paesaggio febbrile di una tale estetica diffusa, dove ogni gesto è scena e ogni volto icona, la bellezza non consola né salva: seduce, altera, sacrifica. È gioia tragica, splendore effimero in cui il soggetto si dissolve nella performance, l’oggetto diventa feticcio, tutto vibra, lampeggia e si dissipa. In una sudorazione generalizzata, l’onda del “wow” – delirio estetico e apogeo porno del kitsch – sommerge tutto. Ogni distanza svanisce: restiamo a bocca aperta, stupefatti e spaesati. Ultima forma di verità dopo la Verità, siamo creatori e creature di un’arte inedita e inquietante, irresistibile e fatale. Bella da morire.

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Descrizione

Da tre secoli l'arte scivola fuori dalle sue cornici per confondersi con la vita: dalle metropoli moderne alle avanguardie storiche, dalle esposizioni universali alla televisione, fino ai filtri di Instagram, alla skincare e alle vetrine digitali. Nel vortice che unisce kitsch, spettacolo e quotidianità, la bellezza esonda dalle gallerie, dai musei e dalle accademie in cui era custodita e si fa contagiosa, virale: copia e incolla, muta, prolifera, invade gli interstizi dell'esperienza. Diventa carne. È una bellezza gassosa, elettrica, algoritmica e, in fondo, tossica. Solleva la gente comune allo statuto di performer e trascina l'arte nel ritmo convulso dell'emozione pubblica, tra NFT, Labubu, cuoricini, botox e unicorni. Sgorga da luoghi inattesi – dalle strade ai feed, dai musei alle webcam passando per Dall-e e ChatGPT – trasfigurando corpi, immagini e oggetti, tanto da annientare il confine tra esistenza, arte, media e merce. Nel paesaggio febbrile di una tale estetica diffusa, dove ogni gesto è scena e ogni volto icona, la bellezza non consola né salva: seduce, altera, sacrifica. È gioia tragica, splendore effimero in cui il soggetto si dissolve nella performance, l'oggetto diventa feticcio, tutto vibra, lampeggia e si dissipa. In una sudorazione generalizzata, l'onda del "wow" – delirio estetico e apogeo porno del kitsch – sommerge tutto. Ogni distanza svanisce: restiamo a bocca aperta, stupefatti e spaesati. Ultima forma di verità dopo la Verità, siamo creatori e creature di un'arte inedita e inquietante, irresistibile e fatale. Bella da morire.

Informazioni aggiuntive

Autore: Vincenzo Susca EAN/ISB:
Editore: Mimesis Edizioni Protezione: watermark |
Formati disponibili: pdf Pagine versione cartacea: 250
Lingua: ita Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Vincenzo Susca
Vincenzo Susca dirige il Dipartimento di Sociologia dell’Università Paul-Valéry di Montpellier, dove insegna Mediologia e Sociologia dell’immaginario. È autore di vari libri, tradotti in diverse lingue, tra cui: À l’ombre de Berlusconi (2006); Ai confini dell’immaginario (2006); Ricreazioni (2009); Gioia tragica (2010); Les affinités connectives (2016).

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