Mythos, o del rapporto tra romanzo e veritàdi Caterina Diotto

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Che cos’è un romanzo? Che ruolo e che valore ha all’interno della nostra cultura? Durante il Novecento, di fronte all’avanzare dell’ideale del Progresso fatto di macchine e di scienza, esperimenti e tecnologie, Heidegger lamentava la perdita del Lebenswelt, il mondo della vita, dal panorama della conoscenza. Milan Kundera, al contrario, era convinto che fosse tutt’altro che perduto: “Tutti i grandi temi esistenziali [] sono stati svelati, mostrati, illuminati da quattro secoli di romanzo. Nel modo che gli è proprio, secondo la logica che gli è propria, il romanzo ha scoperto, uno dopo l’altro, i diversi aspetti dell’esistenza”. Se il romanzo ha attinto a quel campo dell’essere a cui le scienze non sembrano più interessarsi o che non sono più in grado di cogliere, come definire le sue scoperte? La “questione” sollevata da chi lo ha criticato così come da chi ne sostiene il valore ritorna sempre a questo nodo: ciò che il romanzo ci mostra è vero o non vero?

Dobbiamo considerare il romanzo una fonte di conoscenza a cui fare riferimento o una semplice fonte di intrattenimento, un’illusione, una rappresentazione artificiosa del mondo? D’altro canto è possibile spostarlo tout court nel regno del falso e della finzione nonostante la sua popolarità, il suo perdurare e addirittura espandersi nei secoli? Nonostante l’influenza – più che riconosciuta – che ha esercitato ed esercita ancora sulla politica e sulla Storia?

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Che cos’è un romanzo? Che ruolo e che valore ha all’interno della nostra cultura? Durante il Novecento, di fronte all’avanzare dell’ideale del Progresso fatto di macchine e di scienza, esperimenti e tecnologie, Heidegger lamentava la perdita del Lebenswelt, il mondo della vita, dal panorama della conoscenza. Milan Kundera, al contrario, era convinto che fosse tutt’altro che perduto: “Tutti i grandi temi esistenziali [] sono stati svelati, mostrati, illuminati da quattro secoli di romanzo. Nel modo che gli è proprio, secondo la logica che gli è propria, il romanzo ha scoperto, uno dopo l’altro, i diversi aspetti dell’esistenza”. Se il romanzo ha attinto a quel campo dell’essere a cui le scienze non sembrano più interessarsi o che non sono più in grado di cogliere, come definire le sue scoperte? La “questione” sollevata da chi lo ha criticato così come da chi ne sostiene il valore ritorna sempre a questo nodo: ciò che il romanzo ci mostra è vero o non vero? Dobbiamo considerare il romanzo una fonte di conoscenza a cui fare riferimento o una semplice fonte di intrattenimento, un’illusione, una rappresentazione artificiosa del mondo? D’altro canto è possibile spostarlo tout court nel regno del falso e della finzione nonostante la sua popolarità, il suo perdurare e addirittura espandersi nei secoli? Nonostante l’influenza – più che riconosciuta – che ha esercitato ed esercita ancora sulla politica e sulla Storia?

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Autore: Caterina Diotto EAN/ISB:
Editore: Mimesis Edizioni Protezione:
Formati disponibili: pdf Pagine versione cartacea: 298
Lingua: ita Estratto: Leggi

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Informazioni sull'autore

Caterina Diotto
Caterina Diotto è dottoressa di ricerca in Filosofia estetica. Si occupa di teoria della narrazione, teoria del romanzo, ecologia e pensiero della differenza sessuale, in particolare dal Novecento ai giorni nostri. Da diversi anni fa pratica di pensiero come parte della Comunità Filosofica Femminile Diotima di Verona. È membra dell’Associazione Italiana Walter Benjamin e della Società Italiana di Estetica.

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