Bianco e Nero 586

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Alida Valli

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Descrizione

Bianco e Nero, storico periodico di cinema, fondato nel 1937 per impulso del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dedica il numero 586 ad Alida Valli.
Ci sono diverse ragioni per farlo. Innanzitutto la sua storia ha un incredibile appeal narrativo: nata baronessa Von Altenburger a Pola nel 1921, decide di voler diventare attrice talmente giovane che, quando si presenta a un corso di recitazione alla Cinegrafica di Milano, non la prendono nemmeno in considerazione. Debutta ufficialmente a quindici anni in I due sergenti di Enrico Guazzoni, nel 1936. E in brevissimo tempo diventa una star di prima grandezza, «l’attrice più amata dagli italiani».
Un secondo ma non secondario motivo di interesse risiede nel fatto che, come ha scritto Oriana Fallaci, «la sua storia è in fondo la nostra storia: fascismo e telefoni bianchi, dopoguerra e processo Montesi, sconfitte e fughe in America a cercar nuova vita.» Occuparsi di Alida Valli significa in un certo senso ripensare la storia del nostro paese e della nostra identità.
Infine, la sua vicenda si intreccia con quella del Centro Sperimentale di Cinematografia, in cui entrò nel 1936 e cui è stato affidato l’archivio privato dell’attrice, compiutamente illustrato proprio in questo numero, dischiudendo meravigliosi e improvvisi squarci sull’epoca e sul vissuto dell’attrice.

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Bianco e Nero, storico periodico di cinema, fondato nel 1937 per impulso del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dedica il numero 586 ad Alida Valli. Ci sono diverse ragioni per farlo. Innanzitutto la sua storia ha un incredibile appeal narrativo: nata baronessa Von Altenburger a Pola nel 1921, decide di voler diventare attrice talmente giovane che, quando si presenta a un corso di recitazione alla Cinegrafica di Milano, non la prendono nemmeno in considerazione. Debutta ufficialmente a quindici anni in I due sergenti di Enrico Guazzoni, nel 1936. E in brevissimo tempo diventa una star di prima grandezza, «l’attrice più amata dagli italiani». Un secondo ma non secondario motivo di interesse risiede nel fatto che, come ha scritto Oriana Fallaci, «la sua storia è in fondo la nostra storia: fascismo e telefoni bianchi, dopoguerra e processo Montesi, sconfitte e fughe in America a cercar nuova vita.» Occuparsi di Alida Valli significa in un certo senso ripensare la storia del nostro paese e della nostra identità. Infine, la sua vicenda si intreccia con quella del Centro Sperimentale di Cinematografia, in cui entrò nel 1936 e cui è stato affidato l’archivio privato dell’attrice, compiutamente illustrato proprio in questo numero, dischiudendo meravigliosi e improvvisi squarci sull’epoca e sul vissuto dell’attrice.

Informazioni aggiuntive

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Editore: Protezione:
Formati disponibili: Pagine versione cartacea:
Lingua: Estratto:

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